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RESURREZIONI SERIALI
di Giorgio Lavagna

Non vale!
La serialità è un genere di narrazione che affonda le radici negli Stati Uniti, terra di nascita dei serial TV, delle situation comedy e dei grandi cicli cinematografici a puntate come Guerre Stellari. E, naturalmente dei fumetti di supereroi. Nel fumetto popolare italiano, di regola, non c’è una serialità paragonabile a quella de L’Uomo Ragno o di qualsiasi altro fumetto di supereroi. Gli eroi italiani vivono in una sorta di eterno “episodio pilota”, un numero unico, autoconclusivo, che si rinnova a ogni puntata. La narrativa seriale ha le sue regole. La più importante è che ogni evento debba avere una causa, e che questa sia prima o poi rivelata. Se alla fine dell’episodio il nostro eroe è incatenato e sospeso su un precipizio che si affaccia sulla colata lavica di un vulcano in eruzione, mentre il suo arcinemico lentamente sta tagliando la corda che lo tiene in bilico, nell’episodio seguente non può essere tranquillamente seduto al bar a sorseggiare una bibita fresca. Prima o poi ci deve essere spiegato come diavolo ha fatto a liberarsi dalle catene e a mettersi in salvo. Il pubblico, pur amando l’eroe e desiderando più di ogni altra cosa la sua salvezza, non accetterebbe mai una scorciatoia sleale: l’accordo fra chi racconta e chi ascolta si romperebbe e con esso l’incanto dell’affabulazione. Il pubblico non riuscirebbe più ad abbandonarsi con fiducia allo svolgersi della trama, i colpi di scena sarebbero svuotati di senso e subentrerebbero disinteresse e noia, i due mortali nemici della narrazione seriale. Un’altra regola è che il corso degli avvenimenti narrati dev’essere coerente con i presupposti. In una puntata di C.S.I. non potrà mai accadere che il fantasma della vittima si manifesti indicando il proprio assassino. C.S.I. non è una serie che ammette la presenza di spiriti: solo cadaveri, scene del crimine e analisi del DNA (che “non mente mai”), e dovrà essere Gil Grissom, coniugando esami di laboratorio e felici intuizioni, a smascherare il colpevole (o a non smascherarlo: il lieto fine è un optional; ciò che è necessario è che a vincere o a fallire sia sempre l’eroe della serie). Infine, in un racconto a sviluppo seriale il personaggio è il centro di tutto. La massima di Stephen King che recita “è la storia, non chi la racconta” vale due volte: gli autori possono cambiare, ma l’eroe resta. Il protagonista può anche morire, ma in un racconto seriale può farlo soltanto nell’ultima puntata. Tutto questo significa che in quel particolarissimo racconto seriale che è una collana di genere supereroico, il protagonista non muore mai, resta in pista indefinitamente, dal momento che l’ultimo episodio è un’eventualità talmente remota da potersi definire impossibile. 






Dallas
Fra il 1978 e il 1991 la CBS trasmise in America Dallas, una soap opera di enorme successo. In Italia Dallas divenne uno dei simboli della televisione degli anni Ottanta e contribuì alla crescita nel nostro paese delle televisioni commerciali. Dallas narrava le vicende di una ricca famiglia di petrolieri texani. Nelle sceneggiature venivano posti in risalto i molti vizi e le (poche) virtù degli Ewing, dei loro amici e dei loro nemici. Sono molti gli aspetti per i quali Dallas rappresenta un momento di rottura nella storia della narrativa seriale, ma a noi ne interessa soltanto uno. Nel 1985 uno degli attori, Patrick Duffy, decise di lasciare il programma. Il suo personaggio, Bobby Ewing, uno dei protagonisti della serie, fu quindi “fatto morire” (normale routine quando un attore di un serial decide di andarsene). In seguito alla morte di Bobby, si verificò una flessione negli ascolti, mentre la carriera di Duffy segnò una battuta d’arresto.  Dopo un anno di episodi senza Bobby, la produzione trovò un accordo con Patrick Duffy e l’attore rientrò nello show. La puntata del ritorno (dalla morte!) di Bobby Ewing fu memorabile e resterà per sempre nella storia della televisione: era stato tutto un sogno di Pamela, la moglie di Bobby! Il personaggio non era mai morto e l’anno di episodi in cui era mancato dallo show… semplicemente non c’era mai stato! Fu la prima volta in cui le regole della narrativa seriale furono manipolate quasi al limite del lecito. Oltre il limite del lecito, fu l’opinione di molti critici. Un’intera stagione di Dallas fu di colpo annullata e l’intera continuità narrativa della serie fece un salto indietro di un anno. La CBS fu sommersa dalle lettere di protesta, ma gli indici di ascolto ressero. Dallas proseguì per altre quattro stagioni, per un totale di tredici. La morte/resurrezione di Bobby fu uno dei primi esempi di “retrocontinuty” (o retcon), un’operazione di sceneggiatura che consiste nel riscrivere parti pregresse di una trama inserendovi a posteriori elementi originali, in modo da giustificare nuovi sviluppi.

Morte e resurrezione
Fra il 1992 e il 1994 un evento senza precedenti sconvolse il fumetto americano: la morte di Superman. Un gruppo di sceneggiatori e di editor della DC Comics portò avanti il progetto di rilanciare il primo dei supereroi… uccidendolo. L’evento ebbe una copertura mediatica impressionate. Superman fu ucciso al termine di una sequenza di episodi in cui Doomsday, un mostro mai comparso prima nelle storie del superuomo di Krypton, raggiungeva Metropolis dopo aver lasciato dietro di sé una scia di morte e distruzione, e qui uccideva Superman a mani nude. Per un anno intero le testate dedicate all’eroe più famoso dei comics continuarono a uscire nonostante la morte del protagonista. Seguì il funerale, la comparsa di quattro falsi Superman ognuno dei quali tentò di farsi accettare dai lettori come l’eroe redivivo, e solo dopo un anno il vero Superman rientrò in scena. La morte di Superman si sviluppò nelle quattro serie americane dell’Uomo d’Acciaio coinvolgendo anche diversi speciali e molti numeri di collane dedicate ad altri personaggi della DC. Il bilancio dell’operazione dal punto di vista economico fu più che positivo, con vendite di milioni di copie, mentre a livello di contenuti l’operazione fu molto criticata, anche se il ritorno di Superman fu concepito con un escamotage narrativo sufficientemente onesto: in fondo Superman è un alieno e la morte per lui può essere qualcosa da cui si può anche… guarire. La DC aveva dunque osato l’inosabile, sfidato i fan più accaniti che notoriamente mal digeriscono i cambiamenti radicali, e alla fine tutto era tornato come prima, rispettando l’assioma numero uno del fumetto americano: cambiare tutto perché nulla cambi. Cosa avrebbe fatto ora la Marvel? Cosa avrebbe escogitato di più potente, di più clamoroso?

Quale Uomo Ragno?
A metà degli anni Novanta Spidey si trovava in un momento critico della sua vita (per Spider-Man, il supereroe depresso per eccellenza, non esistono momenti facili). Il personaggio di bandiera della Marvel aveva attraversato molte metamorfosi, al punto di essersi parecchio allontanato dal personaggio degli inizi. Intanto, era cresciuto. Sì sa, alla Marvel il tempo scorre più lentamente (un tempo c’era anche una formuletta per determinare le corrispondenze esatte fra anno Marvel e anno solare), ma Spidey era cresciuto soprattutto interiormente. Non era più un adolescente e non era nemmeno più un giovanotto. Il fatto che fosse sposato sottraeva agli sceneggiatori tutti gli scenari legati ai flirt, che contribuivano molto, negli anni Sessanta e Settanta, ad alleggerire il pathos del personaggio. Ma da quel punto di vista Peter Parker non poteva in nessun modo tornare indietro. Nessun lettore avrebbe mai accettato uno Spider-Man adultero e d’altra parte, se si fosse fatta morire Mary Jane, Peter sarebbe diventato vedovo, non scapolo. Dunque, come far ritornare l’Uomo Ragno dei bei tempi andati? La risposta in realtà fu semplice: bastava semplicemente farlo… tornare!

Cloni
Tutti sappiamo che cos’è un clone. La pecora Dolly è diventata un inquilino dell’immaginario collettivo. Quello che non tutti sanno è che la clonazione umana non è attualmente realizzabile. Ci siamo vicini, sì, ma i cloni, questi nostri stranianti gemelli artificiali, sono personaggi da fantascienza, come Lincoln 6-Echo e Jordan 2-Delta del film L’isola, dove ignari cloni umani sono usati come banche di organi a beneficio dei loro abbienti “originali”. Nel mondo dei fumetti Marvel, però, la scienza fa passi da gigante. Pur non appartenendo al genere fantascientifico, i fumetti di supereroi descrivono un mondo amplificato. Se esistono i supereroi, allora esiste anche una superscienza che rende possibile recarsi nello spazio, compiere esperimenti sul DNA dei ragni, costruire bombe “ai raggi gamma” molto più potenti delle “normali” bombe all’idrogeno, creare robot che a un primo esame risultano identici a esseri umani e, ovviamente, clonare un essere umano. Nel mondo dell’Uomo Ragno, il clone protagonista della nostra storia è stato creato molti anni fa, all’incirca alla fine del 1975. Proprio ai bei vecchi tempi dell’Uomo Ragno!

La saga
La Marvel compì su Spider-Man un’operazione di retcon simile a quella di Dallas. Nella vita di Peter fu individuato un momento particolare, collocato circa vent’anni prima, e da lì fu suggerito ai lettori un elemento estraneo, terrificante: Spider-Man, il caro amichevole supereroe di quartiere, marito di Mary Jane e nipote di zia May, potrebbe essere stato un impostore! Forse per vent’anni il vero Uomo Ragno era vissuto ai margini della società, lontano dagli occhi insaziabili dei suoi fan, privato della memoria e del suo nome, mentre l’altro, l’impostore, aveva sposato la sua ragazza e rubato la sua vita. Certo, nel tempo Marvel quei vent’anni erano durati meno, ma i vent’anni di storie che i lettori avevano disciplinatamente letto, restavano. Certo, l’altro, il marito di MJ, e futuro padre di una bambina, era in perfetta buona fede, era sicuro di essere quello vero… Questo volume raccoglie gli episodi di quel particolare momento in cui Peter Parker scoprì di essere stato clonato. Vedrete il volto di chi diede inizio all’evento più importante della vita dell’Uomo Ragno e i personaggi che all’epoca ne facevano parte. E vedrete il momento esatto in cui sarebbe avvenuto la scambio – se questo si fosse mai verificato. Questa è stata la prima Saga del clone e costituisce l’antefatto della seconda, che fu sviluppata nel 1994 da Ton DeFalco, Bob Harras e Bob Budiansky. C’è chi dice che potrà esserci presto una terza Saga del Clone e che potrebbe essere la trama del prossimo Spider-Man 4




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