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Nei meandri della psiche
L’avvento di McFarlane e le introspezioni di DeMatteis 1990-1992
Di Giuseppe Guidi

Il ciclone McFarlane

Gli anni Novanta di Spidey si aprono col botto: debutta la testata Spider-Man (agosto 1990), scritta e disegnata dall’astro nascente del fumetto americano Todd McFarlane. Canadese di Calgary, classe 1961 (anno di nascita dell’Universo Marvel), McFarlane è reduce da un celebrato ciclo del Tessiragnatele su The Amazing Spider-Man, firmato insieme allo scrittore David Michelinie. Il suo nome balza agli occhi dei lettori grazie alla miniserie della DC Comics Batman: Year Two e a una spettacolare sequenza di storie su The Incredibile Hulk (con Peter David). Il suo esordio su Spidey avviene su Amazing 298 (marzo 1988) e con il numero 300 inizia anche a inchiostrarsi da solo. “Accettai l’incarico perché mi promisero che l’Uomo Ragno sarebbe tornato al suo vecchio costume, dopo il lungo periodo con il costume nero” ricorda McFarlane: “Altrimenti avrei rinunciato a disegnarlo”. Il suo stile eccentrico entusiasma subito i fan. I suoi personaggi hanno un’anima pulsante e briosa. Gli sguardi e le espressioni dei protagonisti rivelano un’interiorità oscura e maliziosa che cattura il lettore e lo trascina in un mondo fantastico e adrenalinico. “Non adottai lo stesso look a cui il pubblico era abituato. Disegnai il personaggio con dei grandi occhi e delle ragnatele bizzarre. Fu un nuovo look per un vecchio look”. Il suo Uomo Ragno è più ragnesco che mai e può assumere posizione grottesche e impossibili. Lo adorna quindi di una ragnatela a forma di spaghetto destinata a fare epoca (“Odiavo disegnare quella tela. Ma d’altronde era l’Uomo Ragno!”). McFarlane lascia Amazing con il n. 328 (febbraio 1990) per dar vita alla nuova testata del Ragno. Spider-Man 1 diventa il fumetto più venduto della storia degli Stati Uniti. La tiratura iniziale è di due milioni e 350.000 copie, a cui ne vanno aggiunte altre 500.000, stampate successivamente per soddisfare la richiesta del mercato. “Volevo un grande impatto visivo e la libertà di disegnare quello che volevo. Cercai di rompere gli schemi e giocai con lo storytelling, la grafica e il design della pagina” afferma McFarlane. Le sue tavole privilegiano chiaramente l’immagine rispetto ai testi. Il ciclo del canadese si esaurisce tuttavia nel giro di sedici numeri. McFarlane, insieme ad altri talenti della matita (Jim Lee, Rob Liefeld, Marc Silvestri, Whilce Portacio), abbandona la Marvel per fondare una nuova casa editrice, l’Image, la cui politica editoriale privilegerà l’aspetto visivo del fumetto rispetto a quello narrativo. Il suo posto su Spider-Man viene preso da Erik Larsen, dal tratto altrettanto vivace. Sempre Larsen, nel 1990, lo aveva sostituito su Amazing, testata in seguito disegnata dall’ottimo Mark Bagley.

Il bambino dentro

Con Bagley assistiamo all’avvento di Carnage, creatura violentissima e priva di qualsiasi scrupolo, di color rosso sangue, nata dall'immonda unione di un seme del simbionte alieno Venom con il killer psicopatico Cletus Kasady. I suoi poteri consistono nell'abilità di aderire alle superfici e di proiettare dal corpo una sostanza simile a una ragnatela. Inoltre, può separare parti del suo costume vivente da se stesso e usarle come armi. Sul fronte comprimari, Harry Osborn, tormentato da Hobgoblin, sperimenta su di sé la formula della superforza di suo padre Norman, avvelenando il proprio corpo e perdendo completamente la ragione. Il tema psicanalitico viene affrontato con estrema cura dallo scrittore John Marc DeMatteis su The Spectacular Spider-Man, coadiuvato alle matite dal sempreverde Sal Buscema. Il suo capolavoro narrativo si compie con la saga Il bambino dentro, un trattato di psichiatria dove si consumano i drammi personali di Edward Whelan/Vermin, Harry Osborn/Goblin e Peter Parker/Uomo Ragno: tre vite tormentate dai sensi di colpa, protese alla spasmodica ricerca di certezze e di amore, dominate dalla necessità imprescindibile di sapere quale sia il vero volto celato sotto la maschera. Personaggio cardine di questa fase ragnesca è la dottoressa Ashley Kafka, direttrice dell'istituto Ravencroft per malattie mentali, un ospedale di massima sicurezza per lo studio e la detenzione di pazzi criminali. Brillante psicanalista di scuola freudiana, la Kafka entra nella vita del Tessiragnatele quando, su segnalazione di Reed Richards dei Fantastici Quattro, inizia a occuparsi di Vermin, un ragazzo di colore trasformato nel corpo e nella mente dalla malvagità del Barone Zemo. Studiando il caso di Vermin, Ashley ha l'occasione di indagare nella psiche di Peter Parker, facendo venire a galla una dipendenza rimossa verso i genitori scomparsi che nessuno aveva mai intuito. Da quel momento si occupa dei casi più complessi e mentalmente disgregati del mondo criminale. Tra i suoi pazienti, tutti ospiti del Ravencroft, ricordiamo il secondo Carrion, Shriek, il già citato Harry Osborn e lo Sciacallo. Ma la sua vita professionale non è solo costellata di successi. Due suoi grandi fallimenti, con Carnage e il Camaleonte, convincono il comune di New York a chiudere il Ravencroft, lasciando alla dottoressa il ruolo di libera professionista.

Lo Spider-Movie di Dan Poole

Nel 1992 il cineamatore americano Dan Poole girò un’emozionante film sul nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere dal titolo The Green Goblin’s Last Stand (L’ultimo round di Goblin). Con un budget di soli 400 dollari, Poole realizzò un mediometraggio di cinquanta minuti ispirato all’evento più drammatico della storia di Spidey: la morte di Gwen Stacy. L’intenzione del giovane regista, allora ventitreenne, era quella di far colpo su James Cameron (il primo regista designato per Spider-Man: The Movie) proponendogli la sua versione dell’Uomo Ragno e, con un po’ di fortuna, entrare a far parte della troupe della Carolco (proprietaria dei diritti di sfruttamento del personaggio prima dell’avvento della Sony). Un desiderio mai avveratosi, che portò comunque al brillante risultato di un cult movie apprezzato dai fan e ricercatissimo nelle aste online. Poole reclutò gli attori nell’ambito teatrale della sua città, Baltimora, nel Maryland (vediamo Jimi Kinstle nel doppio ruolo di Norman Osborn/Goblin, Bob Tull nel ruolo di Harry Osborn, Allison Adams nella parte di Gwen e lo stesso Poole nei panni di Peter Parker/Spider-Man) e realizzò tutto il materiale di scena in proprio, grazie anche all’aiuto degli amici e della madre. La pellicola, girata a Baltimora in formato VHS, punta tutto sul ritmo e sull’azione. Il passo è rapido e gli attori se la cavano egregiamente. Buona la scelta delle musiche e ottime le scene funamboliche di Spidey. Ovviamente Gwen non precipita dal ponte di Brooklyn, ma da un tetto di Baltimora… Tuttavia, pur con qualche carenza nel suono e nella fotografia, il film non cade mai nel ridicolo, rendendo i protagonisti sufficientemente credibili.

12- continua...



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