Home

I nemici dell'Uomo Ragno

I tentacoli del Dottor Octopus

Il malvagio folletto verde

L'ultima caccia o la prima?

L'Uomo Sabbia

Nessuno uscirà vivo da qui



Il debutto del Punitore prosegue il discorso dell’eroe fallibile, portandolo a oltrepassare la soglia dell’omicidio volontario, classico tabù di chi indossa un costume per dare la caccia ai criminali.

Nessuno uscirà vivo da qui

di Cristiano Grassi

L’eroe
Quando apparve per la prima volta nel 1974 in un fumetto – per la precisione The Amazing Spider-Man 129, ad opera di Gerry Conway, Ross Andru e John Romita Sr., creatore grafico del personaggio – il Punitore era decisamente in anticipo sui tempi. Per quanto le storie dei supereroi avessero da tempo abbandonato quel periodo dorato dell’innocenza simboleggiato dalla morte di Gwen Stacy per mano di Goblin, non si era ancora fatta strada l’idea di un giustiziere solitario che arrivasse a uccidere criminali senza battere ciglio, passando tranquillamente da una strage di spacciatori a un massacro di mafiosi senza farsi turbare da un minimo quanto fugace rimorso. L’eroe che uccide non era comunque una novità nel mondo dei fumetti; anzi, appare agli albori dell’Età dell’Oro dei comics, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando personaggi come Batman non ci pensavano due volte a scaraventare giù dalle mura di un antico castello lo scienziato pazzo di turno. Via via, però, l’omicidio scompare dalle pagine dei fumetti di supereroi, i quali diventano irraggiungibili campioni di virtù, semidei perfetti e moralmente ineccepibili. È la Marvel di Stan Lee a introdurre la fallibilità degli eroi in costume, puntando i riflettori sui difetti dell’essere umano che si cela sotto la maschera. Peter Parker rimane lo stesso quando indossa il costume da Uomo Ragno, mentre Bruce Wayne non è altro che il guscio vuoto e finto della sua vera personalità, Batman.

Il vigilante
Il debutto del Punitore prosegue il discorso dell’eroe fallibile, portandolo a oltrepassare la soglia dell’omicidio volontario, classico tabù di chi indossa un costume per dare la caccia ai criminali. Come recitano le sue “origini segrete”, Punisher inizia la sua lotta serrata alla malavita dopo che dei malavitosi uccidono barbaramente sua moglie e i suoi figli durante un pic-nic a Central Park – si tratta di una variante della genesi di Batman, che assiste alla morte dei genitori per mano di un ladro. Ma il simbolo che l’ex marine Frank Castle sceglie per la sua crociata non è un semplice seppur lugubre pipistrello, bensì un teschio che ne ricopre interamente il petto, segno che lui è non solo giudice, ma soprattutto boia. Come si diceva, però, i primi anni Settanta non erano pronti ad accettare un personaggio (che era comunque uno dei “buoni”) così estremo nelle sue scelte, per quanto rimasero in tanti a esserne affascinati. Inizia così ad apparire regolarmente nelle avventure di Spider-Man, ma sempre con il freno tirato e in coppia con l’Arrampicamuri, che non perde occasione di fargli notare la sua amoralità e spietatezza. Per non turbare troppo Spidey (e forse anche il Comics Code, l’organo autocensorio dei comics americani), Castle spesso spara proiettili di gomma, oppure mira alle gambe. Quando proprio non resiste e vuole piazzare una pallottola in fronte al capo della banda, l’Uomo Ragno provvede a otturargli la canna della pistola con la ragnatela.

Vivere e morire a Manhattan
Prima di diventare protagonista di una serie tutta sua, Punisher dovrà fare un lungo cammino nei dodici anni successivi, arrivando via via ad abbandonare la patina di “eroe in costume” che ancora si portava addosso per diventare finalmente un vigilante senza pietà e senza censure. Sono soprattutto due gli autori che sdoganano il “vero” Punitore, Frank Miller e Roger McKenzie, che sulle pagine di Daredevil approfondiscono il personaggio per poi consegnarlo a Steven Grant, che ne sceneggerà la prima miniserie di prova nel 1986. Il successo che ottiene la saga Circolo di sangue è clamoroso e la Marvel non perde tempo a dedicargli una serie regolare, questa volta affidata a Mike Baron (il creatore del fantascientifico Nexus e di Badger) e Klaus Janson, inchiostratore abituale di Frank Miller, qua promosso ad artista completo. A eccezione delle storie uscite in questi ultimi anni per la linea Max, le trame di Baron sono a oggi le migliori che abbiano mai visto protagonista il Punitore. Come nel film Vivere e morire a Los Angeles, capolavoro di William Friedkin uscito a ridosso della serie di Punisher, le storie di Baron trasudano di una violenza secca e senza fronzoli, che colpisce proprio per la sua maggiore aderenza alla realtà, lontana ormai anni luce dal mondo colorato dei supereroi e resa perfettamente dallo stile efficace e spigoloso di Janson.

Ritorno alle origini
Il successo che il Punitore ottiene dalla seconda metà degli anni Ottanta fino ai primi anni Novanta è paragonabile a quello della famiglia degli X-Men o dello stesso Uomo Ragno. Naturalmente, le proposte editoriali a lui dedicate si sprecano, con l’arrivo di due nuove serie regolari (Punisher War Journal e Punisher War Zone), tanti speciali, graphic novel, serie limitate e apparizioni da guest-star. L’offerta esagerata fa calare in una manciata di anni la domanda dei lettori (e la qualità delle stesse storie), finché non vengono cancellate tutte le testate del personaggio. Dopo due successive false partenze, Punisher torna alla popolarità nel 2000 grazie a Joe Quesada, che recluta Garth Ennis e Steve Dillon nell’operazione rilancio. I loro sforzi si traducono in una maxiserie in dodici episodi seguita da una serie di trentasette numeri, in cui stragi e massacri si sprecano, ma sempre nel contesto di atmosfere volutamente grottesche e sopra le righe. Sarà lo stesso Ennis a lanciare nel 2004 una nuova serie che dipinge perfettamente il mondo reale e senza pietà in cui si muove il Punitore, proponendolo ai lettori del 21° secolo senza neanche l’ombra di quei supereroi in calzamaglia insieme a cui, trent’anni prima, fece il suo debutto nei fumetti.

Castle in celluloide
Attratta del clamoroso successo ottenuto dal Punisher a fumetti, anche il cinema inizia a interessarsi alle imprese del vigilante Marvel. Esce così nel 1989 un primo film dedicato al Punitore diretto da Mark Goldblatt, che scrittura l’attore protagonista forse meno adatto a impersonare l’ombroso italoamericano Frank Castle, il biondo svedese Dolph Lundgren, famoso anzitutto per la frase pronunciata in un Rocky: “Ti spiezzo in due”. Peraltro, è stato tolto il teschio dall’uniforme di Punisher, trasformato in un ex poliziotto da ex marine qual è nei comics. Risultato: un flop. Sorte migliore attende il secondo film a lui dedicato, uscito nel 2004 a firma di Jonathan Hensleigh, con John Travolta nel ruolo di nemesi del Punisher, interpretato da Thomas Jane. Un discreto action movie, che ottiene un trattamento di lusso nell’edizione in DVD (con tante scene extra e addirittura un minifumetto inedito scritto da Garth Ennis), nonché la promessa di un sequel nel 2008, dal probabile titolo Punisher War Zone.



Acquista L’UOMO RAGNO nel nostro Shop Online


Vai...

PANINI COMICS SITES

Paninicomics.it
Paninicomics.com
Panini.it
Paninigroup.com