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IL MALVAGIO FOLLETTO VERDE

di Cristiano Grassi

Goblin il maligno
Nel 1964 il cast degli avversari dell’Uomo Ragno si arricchisce di un grottesco personaggio, un folletto verde che, a cavalcioni di una stravagante scopa metallica, svolazza nei cieli di New York in cerca di Spider-Man per riferirgli una proposta d’affari da parte di un tycoon cinematografico. È il debutto di Goblin, lontano anni luce dalla versione ben più minacciosa a cui tutti i fan oggi fanno riferimento. Il primo Goblin è il risultato della creatività di Stan Lee e Steve Ditko, che fino ad allora, nel corso di poco più di un anno, avevano già creato supercriminali del calibro dell’Avvoltoio, del Dottor Octopus, del Camaleonte, di Lizard, dell’Uomo Sabbia e di Electro. Goblin invece è una creatura più bizzarra, volatile, maligna – come l’Editoriale Corno, la prima casa editrice di fumetti Marvel in Italia, lo aveva giustamente definito negli anni 70. Per Lee e Ditko non è ancora chiaro chi sia questo strano criminale, le cui ambizioni diventano via via più grandi, fino a fargli tentare la scalata alla leadership della malavita di New York. I primi scontri del folletto contro l’Uomo Ragno sono brillanti e movimentati, ma non degli “eventi” veri e propri. Per vedere questi, bisognerà aspettare l’arrivo sulla testata di un nuovo artista, l’italoamericano John Romita, nel 1966, dopo l’abbandono di Ditko non solo della serie dell’Arrampicamuri, ma della Marvel stessa.

Il divorzio
L’identità segreta di Goblin fu uno dei motivi che portarono Stan Lee e Steve Ditko al “divorzio”. Ditko voleva che sotto la grottesca maschera del folletto si celasse una persona qualunque, sconosciuta all’Arrampicamuri (“Come sarebbe successo nella vita reale” precisò anni dopo), ma Lee non era assolutamente d’accordo: la vera identità della futura nemesi di Peter Parker doveva essere uno shock per lui e per i lettori. “Invece di dargli l’identità di un malfattore qualsiasi o di una pazzesca mente criminale, mi gingillavo con l’idea che l’alter ego di Goblin fosse una persona ‘per bene’” rivela Lee: “Meglio ancora, doveva essere qualcuno molto vicino a Peter, in modo da soddisfare la mia idea di struttura drammatica di una storia. Quando ci troviamo di fronte a situazioni in cui i destini dell’eroe, dei suoi amici e dei suoi parenti sono tutti drammaticamente intrecciati, la storia diventa più accattivante, più personale”. Lee sceglie John Romita come erede di Ditko e lo fa debuttare col botto, affidandogli il compito di disegnare una mitica storia in due parti in cui il ricco industriale Norman Osborn, padre del miglior amico di Peter, svela non solo di essere Goblin, ma anche di avere scoperto l’identità segreta di Spider-Man.

Il vero volto di Goblin
Rivelazioni che diventano il fulcro delle successive battaglie tra i due contendenti. Ogni volta che Spidey affronta Goblin, la tensione del lettore sale alle stelle. Il tabù di ogni supereroe di quegli anni era la propria identità segreta e quando Goblin scopre quella del Tessiragnatele, ogni persona legata a Peter Parker diventa un bersaglio vivente. Nel corso di confronti all’ultimo respiro, Spider-Man, oltre a evitare che amici e parenti vengano presi di mira dal folle nemico, deve anche a trovare un modo per far dimenticare a Osborn la propria identità segreta… grazie a improbabili zucche psichedeliche, shock improvvisi e altri bizzarri stratagemmi. Il balletto con Osborn dura per circa sette anni di straordinari duelli, fino a sfociare in una saga che avrebbe rivoluzionato il fumetto.

Doppia morte
La copertina di Amazing Spider-Man 121 del giugno 1973 avverte il lettore che qualcuno legato all’Uomo Ragno morirà. L’identità della vittima viene svelata nell’ultima pagina: è Gwen Stacy, la ragazza dell’eroe, a soccombere in maniera brutale per colpa di Goblin, che la fa precipitare da un ponte – e forse addirittura a causa di una mossa azzardata da parte dello stesso Spider-Man, la cui ragnatela, che doveva fermare la caduta, finisce per spezzare involontariamente il collo alla ragazza già incosciente. È evidente che, questa volta, il confronto fra i due avversari non può finire nello stesso modo degli altri. Dopo una strenua lotta in cui Spider-Man arriva quasi a uccidere Goblin, è lo stesso aliante meccanico del folletto (che da anni aveva sostituito la “scopa”) a impalare ingloriosamente quest’ultimo su un muro di uno squallido vicolo. Cala la tela su Goblin.

Uno, dieci, mille Goblin
Può un eroe fare a meno della sua principale nemesi? Naturalmente no, dunque vengono gettate da subito le basi per far rinascere Goblin sotto un’altra incarnazione. Harry Osborn, il figlio di Norman che – come verrà rivelato in una storia di parecchi anni successiva – era stato il responsabile della nascita di Goblin e della follia del padre, assiste segretamente alla morte del genitore e decide di continuarne le gesta diventando il nuovo folletto verde. Anche in questo caso, anni di battaglie perse contro Spider-Man e di sedute psichiatriche (uno dei suoi medici arriva addirittura a indossare i panni di Goblin per breve tempo) portano il povero Harry prematuramente alla morte. Sono tanti i personaggi che cercano di vestire i panni del criminale negli anni seguenti. Nascono vari “imitatori” come HobGoblin e Jack Lanterna, fino a Phil Urich, un giovane che diventa Goblin per una breve stagione, ma questa volta dalla parte dei buoni.

Rinascita
Sul finire degli anni 90 la Marvel decide di riportare in vita l’originale Norman Osborn, la cui rentrée coincide con il ritorno in azione dello stesso Peter Parker, sostituito per qualche mese da un suo clone. La seconda incarnazione di Goblin è più in sintonia con i giorni nostri. Norman è ora una mente criminale che pianifica e agisce alle spalle di Spider-Man, una sorta di magnate alla Lex Luthor che adora tormentare il nemico in ogni modo, facendo ricorso al costume di Goblin solo alla fine delle sue diaboliche macchinazioni. Si sviluppa soprattutto il forte legame che esiste tra i due avversari, arrivando addirittura al punto in cui Norman vuole fare di Peter il proprio erede, considerandolo molto più degno del defunto (e poco valutato) Harry. Le storie più recenti lo hanno visto finire in prigione per la prima volta dopo essere stato smascherato pubblicamente. Ma anche dal carcere Osborn non cessa di tormentare la sua amata nemesi. E mentre Peter viene a conoscenza che Norman è il padre di due gemelli concepiti con l’adorata Gwen poco prima della morte della ragazza, Goblin si prepara a un ruolo per lui inedito nell’Universo Marvel… che lo renderà ancora più pericoloso. Spider-Man è avvertito.

POVERA, PICCOLA GWEN…
Uno strano destino ha unito fin dall’inizio le sorti di Gwen Stacy a quelle di Goblin, il suo assassino. Come nel caso di Norman Osborn, anche Gwen era stata inizialmente dipinta da Steve Ditko in maniera poi completamente modificata da John Romita. Una vera e propria “Ice Queen”, una regina di ghiaccio conscia della propria bellezza e fiera del suo codazzo di ammiratori. Lei è attratta da Peter, ma le cose tra loro non decollano, spesso a causa di equivoci. E Gwen diventa sempre più fredda e sprezzante. La “cura Romita” la addolcisce (oltre a renderla davvero bella e vestita “alla moda”) e nel giro di poco tempo i due piccioncini fanno finalmente coppia fissa. Peter e Gwen si amano, ma la loro relazione va avanti tra alti e bassi, dovuti a gelosie e agli inevitabili ostacoli causati dalla doppia vita di Peter. Quando la coppia sembra avere raggiunto un suo equilibrio, ecco la morte improvvisa, inaspettata di Gwen a causa di Goblin. Segue una vera e propria ondata di “hate mail” da parte dei lettori, che esprimono in ogni modo alla redazione Marvel la loro rabbia per la fine atroce della dolce biondina. È una ferita che si è riaperta da poco per la controversa saga Peccati del padre,che ha rivelato alcuni scheletri dell’armadio della Stacy. E così la figura ormai mitizzata di Gwen è stata macchiata dalla colpa incancellabile di essersi volontariamente concessa a Norman Osborn attirata dal suo carisma, dando alla luce, poco prima della morte, due gemelli. E come suprema beffa, di fronte a questo fattaccio, Peter rivela alla moglie Mary Jane che tra lui e Gwen non era successo nulla. Povera, piccola Gwen…

GOBLIN AL CINEMA
La versione di Goblin sul grande schermo in Spider-Man (2002) si ispira non solo a varie storie della sua carriera fumettistica, ma anche a diverse versioni del criminale stesso. Le origini cinematografiche, per esempio, provengono dal fumetto Ultimate Spider-Man, serie che si svolge in un universo parallelo simile a quello “classico”, ma i cui eroi e criminali sono stati attualizzati per le nuove generazioni di lettori. Norman Osborn diventa Goblin grazie a un siero che dovrebbe donare abilità sovrumane, originariamente commissionato dall’esercito americano per creare dei supersoldati. Il Goblin ottimamente interpretato da Willem Dafoe prova il siero su se stesso, diventando non solo superforte, ma anche schizofrenico, oscillando tra pazzia e sanità mentale. Questa bipolarità consente a Dafoe di interpretare intensi monologhi col suo “doppio” malvagio che, in questa incarnazione, sfoggia un armamentario hi-tech davvero notevole per il suo aliante. Anche il costume originale è stato sostituito da un’armatura verde che sfoggia una sprezzante maschera da Goblin, destinata a incutere terrore ai bersagli del malvagio. La morte di Goblin nel film, che ricalca quella dei fumetti, sembra essere definitiva, ma il suo “spettro” ha continuato a tormentare il figlio Harry in Spider-Man 2 (2004), spingendolo a indossare i suoi panni in Spider-Man 3. La tradizione è rispettata.



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