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Professione reporter



Il Daily Bugle è un elemento narrativo centrale nell’universo di Spider-Man. Jessica Jones deve confrontarsi con un quotidiano che va oltre la meraviglia del supereroistico.

Professione reporter

di Marco Ricompensa

Attraverso la lente
Fin dagli esordi le storie dell’Uomo Ragno sono collegate a doppio filo con la professione di Peter Parker, fotoreporter del Daily Bugle. Parte del fascino del personaggio risiede nell’essere un self made man, uno studente squattrinato che deve far fronte, oltre alle “grandi responsabilità” che comporta vestire il costume dell’Uomo Ragno, a quelle più terrene del mantenersi. Fare foto per il Bugle è l’unica via per far coesistere la sua missione di vigilante con un lavoro che gli permetta di sbarcare il lunario. Sfrecciare di ragnatela in ragnatela fra i grattacieli di Manhattan, arrivare per primi sul luogo di un misfatto, porvi rimedio nei panni di Spider-Man e scattare anche un paio di foto da vendere al giornale per pagare l’affitto. Per Peter Parker essere un vendicatore mascherato non gli permette una vita normale, ma almeno gli premette di finanziarsi con l’attività di fotografo. È un reporter di lunga data del Bugle, Ben Urich, che lo fa notare allo stesso Parker in una delle storie di questo volume: “Eri l’unica persona sul pianeta che riusciva a vendere foto decenti dell’Uomo Ragno”. La pericolosa ironia è insita anche nel fatto che sia lo stesso Peter – il più geloso tenutario del segreto di Spider-Man – a rischiare di esporsi (troppo) allo sguardo del pubblico con le sue foto dell’Arrampicamuri.

News of the day
Il Daily Bugle non è solo una fonte di sostentamento per Peter Parker, ma è un elemento narrativo centrale nell’universo di Spider-Man e garantisce una fonte inesauribile di comprimari. A partire dalla nemesi pubblica dell’Uomo Ragno, il direttore del giornale, quel J. Jonah Jameson che dalle colonne del Bugle porta avanti da anni la crociata contro di lui. Il Daily Bugle è un tabloid, un giornale che si occupa di fatti cittadini, storie locali e intrattenimento, con un taglio scandalistico. È Terri Kidder, reporter fresca d’ingaggio, che nella seconda storia che pubblichiamo chiarisce l’accezione del termine. Il Bugle non è un tabloid “all’inglese”, tutto pettegolezzi e notizie improbabili, ma è un giornale cittadino che racconta i fatti con un linguaggio comprensibile. Un pubblico sempre più distratto (“la gente non legge più”) e un Daily Bugle in competizione con altri media (la televisione, le notizie online) stanno causando un’emorragia di lettori per il giornale. Una crisi aggravata dalla linea editoriale di Jameson, che dipinge sempre e comunque i supereroi come un male. Ma è qui che l’esperienza del vecchio editore esce fuori: se dalla pagina principale del Bugle continuerà a tuonare contro la “minaccia mascherata”, allo stesso tempo varerà un inserto – con un taglio editoriale completamente diverso – che si occuperà esclusivamente di supereroi.

The Pulse – Il battito
The Pulse è un allegato settimanale, uno spazio in cui il reporter di lungo corso Ben Urich (una vecchia volpe della professione, rovinato dallo scoop non confermato sull’identità del Goblin) verrà coadiuvato da una nuova leva, l’“analista di supereroi” Jessica Jones (ex eroina che ha appeso il mantello al chiodo) per trovare storie dei eroi in costume e raccontarle al pubblico. Ma The Pulse è anche il tentativo dello scrittore Brian Michael Bendis di portare nel fumetto lo spirito e i meccanismi narrativi che hanno fatto la fortuna di serie TV come NYPD Blue e E.R. Storie corali, raccontate da più punti di vista, che si intersecano per dipingere un quadro più ampio. Personaggi caratterizzati accuratamente con poche, sapienti battute. Una narrazione che riesce a catturare la pluralità di voci che compongono la redazione di un quotidiano. Un serial collettivo in cui anche i comprimari sono fondamentali nell’economia della trama. La serie The Pulse non è prettamente supereroistica, ma utilizza i canoni e le ambientazioni dell’Universo Marvel unendoli alla passione di Bendis per il racconto giallo. Il risultato è un approccio quasi realistico ai supereroi, che si prefigge di raccontare l’uomo dietro la maschera. In fin dei conti anche Jessica Jones, come Peter Parker, deve confrontarsi con un quotidiano che va oltre la meraviglia del supereroistico. L’impiego al Daily Bugle significa per lei sia sicurezza economica, sia l’assicurazione sanitaria, che per una donna preoccupata per la sua imminente maternità – il bambino che sta aspettando da Luke Cage è figlio di due supereroi – sono essenziali. Jessica Jones sta vivendo lo straordinario dell’ordinario: il pulse, il battito, è quello di una nuova vita dentro di lei.

Alias
Jessica Jones è un personaggio creato sulle pagine di Alias, la prima testata che Brian M. Bendis ha scritto per la Marvel Comics. Avendo debuttato nel mondo dei fumetti come autore completo in serie di crime fiction in bianco e nero pubblicate dall’Image come Jinx (che si vocifera diverrà presto un film con Charlize Theron) e Goldfish, il primo abboccamento con il genere supereroistico avviene su un terreno congeniale a Bendis: il poliziesco. Jessica Jones è la classica eroina noir. Un incidente le ha donato poteri speciali, ma un passato oscuro l’ha convinta ad abbandonare il costume per diventare una detective privata. Ha così dato vita all’Alias Investigazioni, agenzia che si occupa di quei casi sporchi con cui gli “eroi” non vogliono avere nulla a che fare (forse perché troppo occupati a salvare il mondo). Alias ha inaugurato la linea adulta della Marvel, quella Max Comics dove l’impianto realistico è spinto all’estremo e dove non esistono limiti o censure dall’alto sulle storie. Il prezzo da pagare è il divieto di scrivere delle icone dell’Universo Marvel – infatti Jessica si muove nel sottobosco della popolazione supereroistica. Nei suoi due anni di durata Alias ha vinto numerosi premi, grazie anche ai disegni di Michael Gaydos: duri e spigolosi, come le storie narrate da Bendis.





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