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L’entusiasmante storia della Marvel Comics: 1994-2000
La rinascita degli eroi
di Giuseppe Guidi

Fuga di talenti
L’inizio degli anni Novanta porta delle buone iniziative in casa Marvel, come la creazione dell’universo 2099, l’esplosione dei Figli della Mezzanotte (Ghost e Morbius su tutti) e le saghe cosmiche di Jim Starlin (Infinity Gauntlet, Infinity War e Infinity Crusade). Il 1992 vede tuttavia l’abbandono di alcuni disegnatori di talento che avevano portato la Marvel a realizzare vendite straordinarie. Todd McFarlane, Jim Lee, Rob Liefeld, Marc Silvestri e Whilce Portacio lasciano la Casa delle Idee per fondare una nuova casa editrice, l’Image, tesa a privilegiare l’aspetto visivo del fumetto su quello narrativo. Dal 1993 le vendite dei comics iniziano a calare. La Marvel riduce il parco testate del 50% e riprogramma le sue strategie. L’editor delle serie mutanti, Bob Harras, riunisce attorno a sé un validissimo gruppo di autori capace di mantenere le testate mutanti ai vertici delle classifiche di vendita: Fabian Nicieza, Scott Lobdell, Greg Capullo, Andy & Adam Kubert, John Romita Jr. e Joe Quesada. Grande attenzione viene riservata anche agli eroi classici con cicli di grande spessore, come il Captain America di Mark Waid & Ron Garney e il Thor di Warren Ellis & Mike Deodato. Nel 1995 Harras subentra a Tom DeFalco nella carica di editor-in-chief della casa editrice. Intanto arriva l’era dei grandi crossover intereditorali, che sfocia nel 1996 nell’epocale Marvel vs. DC (miniserie curata da Ron Marz, Peter David, Dan Jurgens & Claudio Castellini). Lo scossone di fine millennio è però dato da Onslaught, evento che proietta alcuni tra i più grandi eroi Marvel in un universo tascabile creato da Franklin Richards. Ciò permetterà all’azienda di rilanciare alcune testate classiche come Fantastic Four, Avengers, Iron Man e Captain America, affidandole a tre suoi “figliol prodighi”: Jim Lee, Rob Liefeld e Whilce Portacio. “La rinascita degli eroi” ha però vita breve e dopo appena un anno gli eroi scomparsi torneranno trionfalmente sulla Terra.

La bancarotta
Nel 1989 Ron Perelman, direttore generale della Revlon e titolare della holding MacAndrews & Forbes, acquista la Marvel Entertainment dalla New World Pictures. Perelman paragona la Marvel a una piccola Disney, ormai pronta per grandi traguardi. Promette più visibilità del marchio, più merchandising e, soprattutto, buoni film sui celebri personaggi della casa editrice. La sua politica spregiudicata lo porta a incrementare il numero di testate, con cover dai mille trucchi, create appositamente per richiamare l’attenzione di un pubblico che non tarda a manifestare il proprio malumore. Inoltre, acquista aziende leader nel mercato delle figurine (trading card), quali la Fleer Corporation e la Panini di Modena. Quindi crea i Marvel Studios, destinati ai film e ai progetti TV, e acquisisce il distributore Heroes World per una distribuzione in esclusiva, attirandosi le maledizioni dei fan e delle fumetterie, penalizzati da una scontistica inadeguata. Nel 1991 porta la Marvel in borsa e comincia a vendere obbligazioni ad alto rischio (junk bonds). Per qualche anno Perelman sembra invincibile. Ma nel 1994 lo sciopero della Lega di baseball annienta il mercato delle figurine, che si aggiunge alla perdita di lettori per via di prodotti appariscenti ma privi di contenuti. La condotta ostile di Perelman verso gli autori di maggior talento porta alla fuga di gente del calibro di Jim Lee e Todd McFarlane. Le sue aspirazioni cinematografiche sono più formali che sostanziali, vista la dichiarata diffidenza per Hollywood. In breve, le perdite aziendali ammontano a 600 milioni di dollari. Nel 1996 viene dichiarata la bancarotta. Entra allora in scena il finanziere Carl Icahn, rivale di Perelman e grande investitore in borsa. Ichan aveva fatto incetta di titoli Marvel in attesa di una situazione di crisi per potersi appropriare della società. Nel corso della battaglia legale, emergono altre due figure: Isaac (Ike) Perlmutter, proprietario della Toy Biz (o Marvel Toys, azienda di giocattoli consociata della Marvel Entertainment, e Avi Arad, designer di giocattoli e socio di Perlmutter. I due, temendo per il destino della propria azienda, cercano di acquisire la Marvel, arrivando a offrire 400 milioni di dollari. Mentre Icahn e Perleman se le danno di santa ragione, Arad e Perlmutter, il primo ottobre 1998, acquistano la Marvel Entertainment, trasformando il nome in Marvel Enterprises Inc. Una delle loro priorità è la revisione dei contratti di licenza dei personaggi Marvel. Grazie a un cavillo legale, i diritti per lo sfruttamento di Spider-Man tornano alla Marvel. È una svolta. Il successo del primo film dell’Uomo Ragno non solo risolleva l’azienda, ma vara un modello commerciale basato sulla vendita dei diritti di sfruttamento dei personaggi, che porterà in cassa diverse centinaia di milioni di dollari l’anno.



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