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L’entusiasmante storia della Marvel Comics: 1988-1993
Gli anni del profitto
di Giuseppe Guidi

Record di vendite
La seconda metà degli anni Ottanta è segnata per la Marvel dal licenziamento dell’editor-in-chief Jim Shooter da parte della nuova proprietà della casa editrice, la compagnia cinematografica New World Pictures, subentrata alla Cadence Industries nel 1986. Shooter, già in rotta con parecchi autori di primo piano del comicdom americano per via del suo fare dispotico, paga soprattutto il fallimento di una sua originale e ambiziosa creatura, il New Universe, un nuovo territorio creativo formato da ben otto collane (Starbrand, Spitfire and the Troubleshooter, DP 7, Nightmask, Justice, Kickers Inc., Merc e Psi Force) completamente scollegato dall’Universo Marvel e dalla sua continuity. La parola d’ordine è “realismo”. I personaggi devono parlare come esseri umani e i lettori devono riconoscere in ogni situazione “il mondo fuori dalla finestra”. La New World non crede nel progetto e teme che due universi separati possano creare confusione. Diminuisce quindi il budget di oltre il 70%, costringendo Shooter ad abbandonare l’azienda. Il suo posto viene preso dallo scrittore Tom DeFalco, che guiderà la Casa delle Idee nel periodo di maggior profitto della sua storia. Tra il 1988 e il 1991 assistiamo a un travolgente successo di vendite, tale da far impallidire le cifre record delle più celebri testate del periodo bellico. A iniziare le danze sono, come da copione, le testate mutanti coordinate da Chris Claremont, con la saga Fall of the Mutants, seguita dalle nuove serie dedicate a Wolverine e al gruppo Excalibur, disegnate rispettivamente da John Buscema e Alan Davis. Altri grossi successi sono i megaeventi in crossover che coinvolgono buona parte del Marvel Universe: da Evolutionary War a Atlantis Attacks ead Acts of Vengeance. Un largo seguito di pubblico ottengono anche le testate curate da John Byrne, di ritorno alla Marvel dopo l’addio del “nemico” Shooter: reduce da buoni cicli su Alpha Flight (1983) e The Incredibile Hulk (1985), Byrne torna al successo con West Coast Avengers e Namor. Ma la sua perla è la serie The Sensational She-Hulk (1989), geniale divertissement in cui la Gigantessa di Giada parla con i lettori ed è cosciente di essere un personaggio dei fumetti. John Romita Jr. con il suo inconfondibile tratto dona lustro a Devil, sia nella serie regolare, insieme ad Ann Nocenti, sia nella miniserie The Man Without Fear, in compagnia di Frank Miller (che realizza anche la graphic novel Elektra Lives Again), e dà vita a nuove collane, quali Cable e Punisher War Zone. L’epoca dei primati si apre con il primo numero di Spider-Man (1990), serie realizzata dall’astro canadese Todd McFarlane, che vende 2,35 milioni di copie. Ma i record sono fatti per essere battuti, ed ecco allora i quattro milioni di copie per X-Force 1 (1991), creata dall’ipercinetico Rob Liefeld, e addirittura gli oltre otto milioni di copie di X-Men 1 (1991), prodotta dal magnifico duo formato da Chris Claremont e Jim Lee. L’ossessione mutante prosegue con la strabiliante Weapon X, curata dal grande Barry Windsor-Smith, e con gli X-Factor di Whilce Portacio. Intanto, nel 1989, la casa editrice viene acquistata dalla holding MacAndrews & Forbes per la somma di 82,5 milioni di dollari. Nel 1990 Terry Stewart diventa presidente dell’azienda succedendo a James Galton.

Il supereroe non mutante
Con la mania mutante in continua crescita e il mercato ormai saturo di eroi e criminali dotati del gene X, uno dei pochi personaggi capaci di reggere l’urto della “concorrenza” è Spider-Man, il nostro amichevole Arrampicamuri di quartiere. L’editor delle testate ragnesche, Jim Salicrup, lo ribattezza il “supereroe non mutante” per distinguerlo dagli allievi del Professor Xavier. L’avvento di McFarlane e i testi ispirati di David Michelinie e Gerry Conway consentono all’Uomo Ragno di attraversare un periodo particolarmente felice (complice il matrimonio con la top model Mary Jane).

8- continua

L’Uomo Ragno a Wall Street

“Spider-Man a Wall Street” titola il Wall Street Journal nell’estate del 1991. La Marvel Entertainment diventa il primo editore di fumetti quotato alla borsa di New York. In apertura, il titolo viene venduto tra i 14 e i 16 dollari. Nel giro di pochi mesi il suo valore aumenta di oltre il 300%. In quella stessa estate il numero 1 di X-Men vende più di otto milioni di copie. La Marvel non è più un semplice editore, ma un’impresa di intrattenimento multimediale con fatturati a nove zeri. L’Uomo Ragno varca realmente il tempio dorato di Wall Street. Un attore vestito del tradizionale costume rosso e blu accompagna Stan Lee, il creatore dell’Universo Marvel, all’entrata della borsa di New York. Una spettacolare trovata pubblicitaria per promuovere il titolo Marvel. Tuttavia, un supereroe ha ben poco da spartire con  i gessati di Wall Street. La Marvel fa il suo esordio nell’alta finanza, ma l’Uomo Ragno vi appare decisamente fuori posto. Quanto la crescita dell’industria è reale e quanto invece è una fantasia da fumetto?



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