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L’entusiasmante storia della Marvel Comics: 1970-1975
Gli anni del dissenso
di Giuseppe Guidi

Ricerca e sperimentazione
È la primavera del 1970 quando Jack Kirby, lo straordinario disegnatore che ha dato forma al Marvel Universe insieme a Stan Lee e Steve Ditko, lascia la Casa delle Idee per trasferirsi alla DC Comics, dove lancerà un nuovo universo denominato Quarto Mondo. L’addio di Kirby segna la fine della Silver Age, l’età d’argento del fumetto USA, caratterizzato dal rilancio in grande stile dei supereroi, con contenuti e concetti rivoluzionari. Ma perché il “Re”, come amava soprannominarlo Lee, lascia la casa editrice che più lo ha esaltato per passare alla concorrenza? Le ragioni sono molteplici. Fin dal 1966 Stan Lee si impegna sempre più a promuovere i personaggi Marvel presso i college, le scuole e i media, trascurando i suoi compiti di soggettista. Kirby spesso si ritrova a dover gestire  da solo le trame degli albi da lui disegnati (Thor, Fantastic Four) o semplicemente tratteggiati (Iron Man, Avengers, X-Men). Inoltre è il punto di riferimento di nuovi e vecchi artisti (vedi John Romita, John Buscema e Jim Steranko), invitati da Stan a emulare il suo stile. Per questo motivo vorrebbe essere più considerato all’interno dell’azienda, e poter contare su maggiori sicurezze contrattuali ed economiche. L’editore Martin Goodman gli promette (così come farà con Ditko) parte dei proventi che l’azienda incasserà dal merchandising e dai primi cartoni animati suoi personaggi. Ma quei soldi non arriveranno mai. Un altro fatto spiacevole è un’intervista concessa da Stan e Jack al reporter Nat Freedland del quotidiano Herald Tribune. È il Natale del 1966. Stan vuole assolutamente che Kirby partecipi all’incontro per fargli avere tutta la visibilità che merita. Ma ciò che ne sortisce è l’esatto contrario. Nell’articolo/intervista viene posto in risalto il grande genio di Lee, contrapposto all’ingenuo stupore di Kirby, dipinto volutamente da Freedland alla stregua di un cagnolino entusiasta di fronte al suo padrone. Un episodio che turba profondamente i due autori e incrina l’amicizia che li lega, nonostante la completa buona fede di Stan. Nel 1968 Martin Goodman vende la Marvel alle Cadence Industries, pur restandone il presidente fino al 1972. Kirby, in scadenza di contratto, non riesce a trovare l’accordo con i nuovi proprietari e, seppure a malincuore, accetta l’offerta della DC. Ma il suo addio non sarà definitivo. All’inizio del 1976 farà il suo clamoroso ritorno alla Marvel.

“Fase due”
Nel settembre 1972 Lee assume la carica di editore della casa editrice e si dedica soprattutto al lancio dei personaggi Marvel in altri campi mediatici (editor-in-chief della Casa delle Idee diventa Roy Thomas). Con il motto “Fase due”, avvia un rilancio creativo e organizzativo dell’azienda, fronteggiando la crisi di vendite dei primi anni Settanta. Adottando una strategia consolidata, inonda il mercato di nuove testate così da avere maggiore spazio e visibilità nelle edicole. Sull’onda del successo delle pubblicazioni Warren (Creepy e Vampirella su tutte), “Smiling” Stan decide di puntare anche sulle riviste in bianco e nero. Tra le perle di questo periodo ricordiamo l’esordio del Punitore (ASM 129, 02/74), quello di Wolverine (Hulk 180, 10/74), nonché il grande rilancio degli X-Men (Giant-Size X-Men 1, 05/75), curato inizialmente da Len Wein e Dave Cockrum. Ai testi, Wein viene presto sostituito da Chris Claremont, vero artefice del fenomeno mutante.

L’addio di Jack Kirby

È la primavera del 1970 quando Jack Kirby, lo straordinario disegnatore che ha dato forma al Marvel Universe insieme a Stan Lee e Steve Ditko, lascia la Casa delle Idee per trasferirsi alla DC Comics, dove lancerà un nuovo universo denominato Quarto Mondo. L’addio di Kirby segna la fine della Silver Age, l’età d’argento del fumetto USA, caratterizzato dal rilancio in grande stile dei supereroi, con contenuti e concetti rivoluzionari. Ma perché il “Re”, come amava soprannominarlo Lee, lascia la casa editrice che più lo ha esaltato per passare alla concorrenza? Le ragioni sono molteplici. Fin dal 1966 Stan Lee si impegna sempre più a promuovere i personaggi Marvel presso i college, le scuole e i media, trascurando i suoi compiti di soggettista. Kirby spesso si ritrova a dover gestire  da solo le trame degli albi da lui disegnati (Thor, Fantastic Four) o semplicemente tratteggiati (Iron Man, Avengers, X-Men). Inoltre è il punto di riferimento di nuovi e vecchi artisti (vedi John Romita, John Buscema e Jim Steranko), invitati da Stan a emulare il suo stile. Per questo motivo vorrebbe essere più considerato all’interno dell’azienda, e poter contare su maggiori sicurezze contrattuali ed economiche. L’editore Martin Goodman gli promette (così come farà con Ditko) parte dei proventi che l’azienda incasserà dal merchandising e dai primi cartoni animati suoi personaggi. Ma quei soldi non arriveranno mai. Un altro fatto spiacevole è un’intervista concessa da Stan e Jack al reporter Nat Freedland del quotidiano Herald Tribune. È il Natale del 1966. Stan vuole assolutamente che Kirby partecipi all’incontro per fargli avere tutta la visibilità che merita. Ma ciò che ne sortisce è l’esatto contrario. Nell’articolo/intervista viene posto in risalto il grande genio di Lee, contrapposto all’ingenuo stupore di Kirby, dipinto volutamente da Freedland alla stregua di un cagnolino entusiasta di fronte al suo padrone. Un episodio che turba profondamente i due autori e incrina l’amicizia che li lega, nonostante la completa buona fede di Stan. Nel 1968 Martin Goodman vende la Marvel alle Cadence Industries, pur restandone il presidente fino al 1972. Kirby, in scadenza di contratto, non riesce a trovare l’accordo con i nuovi proprietari e, seppure a malincuore, accetta l’offerta della DC. Ma il suo addio non sarà definitivo. All’inizio del 1976 farà il suo clamoroso ritorno alla Marvel.



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