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L’entusiasmante storia della Marvel Comics: 1962-1963
L’inizio di una nuova era
di Giuseppe Guidi

Il nuovo trend di Stan Lee
Alla fine degli anni Cinquanta la DC Comics decide di rimodernare i suoi supereroi togliendo loro quell’aria seriosa che li aveva caratterizzati fino ad allora. Il primo esempio riguarda Flash, nel 1956, rilanciato da Gardner Fox e Carmine Infantino. L’uomo più veloce del mondo si ritrova protagonista di una soap opera umoristica in cui è sempre, inesorabilmente, in ritardo. Poi è il turno di Lanterna Verde e della Justice League. L’editore Martin Goodman fiuta la pista giusta e decide di ritentare la carta dei supereroi. A metà degli anni Cinquanta la Atlas aveva cercato di rilanciare i suoi tre pezzi forti, Capitan America, la Torcia Umana e Sub-Mariner, ma con risultati assai deludenti. Sta di fatto che, all’inizio del 1961, Stan Lee, responsabile della divisione fumetto, riceve da Goodman l’ordine di creare dei nuovi supereroi. Stan ha intanto richiamato artisti di primo piano per confezionare le poche testate disponibili, i cui generi spaziano dalla fantascienza al western, dalla guerra al romance. Imitando la politica editoriale della EC Comics, Stan decide di dare più libertà creativa ai propri disegnatori, rendendoli partecipi della creazione della storia, dei personaggi e, nel nostro caso, di un intero trend. Lee sfrutta al meglio la disponibilità di due mostri sacri del fumetto americano, Jack Kirby e Steve Ditko, due personalità forti e dirompenti. Le differenze, i valori comuni e la sinergia creativa di questi tre uomini danno vita a una delle più grandi rivoluzioni culturali che il fumetto abbia mai conosciuto. Kirby, artista versato in ogni genere, ha già vent’anni di gloriosa carriera alle spalle. I suoi disegni esprimono un’energia esplosiva e la sua immaginazione visiva non ha limiti. Ditko è invece un grande storyteller, forse il più abile di tutti. Nessuno sa costruire in modo altrettanto perfetto una storia a fumetti. Il primo albo targato Marvel è datato novembre 1961: The Fantastic Four. Gli autori sono Stan Lee e Jack Kirby. È l’inizio di una nuova era!

Supereroi con superproblemi
I Fantastici Quattro, ispirati in parte ai Challengers of the Unknown della DC (gli “esploratori dell’ignoto”, altra creazione kirbyana degli anni Cinquanta), mostrano fin dal primo numero una forte componente innovativa. Lo stacco generazionale rispetto ai comics dello stesso periodo è rappresentato dal fatto che, per la prima volta, i protagonisti di carta soffrono, amano, odiano e gioiscono come esseri umani, pur possedendo poteri soprannaturali. Anzi, sono proprio questi poteri la fonte primaria del “pathos” che attanaglia le quattro star dell’albo. La psicologia di personaggi inseriti in un contesto familiare viene minuziosamente costruita e sviluppata, episodio dopo episodio, come mai era stato fatto prima. Le mille sfaccettature di cui si compone l’animo umano, gli amori, i piccoli rancori e i risentimenti che tutti noi viviamo nelle nostre famiglie sono elementi che Lee e Kirby instillano nei protagonisti, distinguendoli dai loro precursori. I “supereroi con super problemi” nascono proprio in quel novembre del 1961, data che segna la nascita del fumetto americano moderno. I Fab Four, frutto di un’esposizione involontaria ai raggi cosmici, avvertono subito il peso dei loro poteri innaturali e la responsabilità che da essi deriva. I quattro membri della sfortunata missione sulla LUNA formano già un gruppo abbastanza solido o, meglio ancora, una famiglia estesa. Reed Richards (Mister Fantastic), ex compagno di college di Benjamin Grimm (la  Cosa), è il fidanzato di Susan Storm (la Ragazza Invisibile, poi “maturata” a Donna Invisibile), sorella di Johnny (la Torcia Umana), il più giovane membro del gruppo. Al Favoloso Quartetto seguono presto nuovi eroi. Nel gennaio 1962, sul numero 27 della testata Tales To Astonish, è il turno di Ant-Man, l’uomo formica, alias Henry Pym, brillante biochimico che inventa un siero riducente che consente di rimpicciolire i corpi fino alle dimensioni di un insetto. Le sue storie palesano una spietata propaganda antisovietica, frutto del pesante clima di Guerra Fredda che si respira in quegli anni. Dopo un promettente inizio di Lee e Kirby, la serie viene affidata a Larry Lieber, Don Heck e Dick Ayers. Sempre Lee e Kirby, nel maggio 1962, danno vita all’incredibile Hulk in una testata tutta sua. Il Gigante Verde è il fisico nucleare Bruce Banner che, in seguito all’assorbimento di radiazioni gamma, si trasforma di notte in un mostro isterico. I suoi creatori si ispirano al Frankenstein di Boris Karloff e al tema della doppia personalità del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde. Alle cure grafiche della serie (dirottata poi su Tales To Astonish) si avvicendano talenti del calibro di Steve Ditko, Gil Kane e Marie Severin, oltre allo stesso Kirby. L’agosto 1962 vede l’esordio di una straordinaria coppia di assi: Spider-Man e Thor. Il Tessiragnatele nasce nel numero 15 della testata antologica Amazing Fantasy. L’Uomo Ragno, alias lo studente timido e complessato Peter Parker, è la rielaborazione di un vecchio personaggio del 1953 di Joe Simon, Jack Oleck e Charles Clarence Beck, Spiderman(senza trattino), denominato poi Silver Spider, che, dopo varie revisioni, vide la luce nel 1959 per i tipi della Archie Comics con il nome The Fly. Il suo disegnatore era proprio Jack Kirby, pronto a ripescare il suo concetto originario in quei fecondi giorni del 1962. Il character viene presto riveduto e corretto dagli autori della storia d’esordio, Stan Lee e Steve Ditko. Anche Thor, il dio del Tuono, è una proposta di Kirby, grande appassionato del pantheon nordico. La sua prima apparizione avviene su Journey Into Mystery 83.

2- continua

Il metodo Marvel

Fin dagli albori del Marvel Universe, Stan Lee, per ragioni pratiche e di convenienza, adottò e sostenne il “metodo Marvel”. Questo consisteva nel fornire al disegnatore una trama breve e rudimentale, spesso dettata per telefono. All’artista era demandato il compito di visualizzare la storia e di scandirne il passo. A disegno ultimato, Stan si occupava dei dialoghi, sempre carichi di ironia e ricchi di humour. Il “metodo” permetteva a Lee di risparmiare tempo, così da potersi dedicare alle sceneggiature di tutte le testate Marvel e al rispetto della continuitynarrativa. Joe Simon e Jack Kirby usavano questo sistema di lavoro fin dagli anni Quaranta. Il disegnatore John Romita ha raccontato un aneddoto al riguardo: “Stan recitava letteralmente la storia che aveva in mente, interpretando tutti i personaggi presenti e usando vocine per ognuno di loro. Saltava dal divano alla scrivania, correva per tutto l’ufficio, si scagliava addosso al muro e si strangolava da solo. Era un vero spettacolo”. Il metodo Marvel però non andava bene per tutti i disegnatori. Molti volevano essere guidati da una sceneggiatura ricca di dettagli. Altri invece, come Jack Kirby, Steve Ditko, John Buscema e lo stesso John Romita, davano libero sfogo alla propria immaginazione dando la precedenza al disegno e innalzando in tal modo il fumetto a vero medium visivo.



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