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Prefazione al volume

Stan Lee, un mito dei nostri giorni

In memoria di Gil Kane

Dagli esordi ai giorni nostri

MML festeggia i 20 anni de L’UOMO RAGNO

Spider-Man: Blue



IO SONO L'UOMO RAGNO

MML festeggia i 20 anni de L’UOMO RAGNO

Il primo decennio

Vent’anni dopo… Dopo 460 numeri, tre diverse case editrici, oltre trentamila pagine stampate, milioni e milioni di copie vendute, L’UOMO RAGNO è ancora tra noi. Ho scritto tantissimi articoli di anniversario in questi due decenni, ma mai mi sono sentito tanto commosso. Vent’anni fa: nel 1987 avevo ventidue anni appena compiuti quando vidi per la prima volta nell’edicola davanti alla mia facoltà, in via Irnerio a Bologna, la prima copia de L’UOMO RAGNO 1. Ci avevo messo l’anima in quelle 32 pagine spillate. Avevo lavorato alla progettazione della testata e alla genesi della casa editrice di allora, la Star Comics. Avevo scelto le storie, riallacciandomi, da vero Marvel-zombie, al punto in cui si era interrotta l’Editoriale Corno tre anni prima (senza pensare – beata gioventù – che sarebbe stato meglio cominciare da qualcosa di più commerciale del PETER PARKER di John Byrne e di FANTASTICI QUATTRO di un acerbo Bill Sienkiewicz). Avevo tradotto le storie e messo assieme le pagine di redazionali riprendendo l’idea delle “note alla lettura” inaugurata nel 1986 sulle pagine dell’effimera MARVEL delle Edizioni Labor. Quanto era acerbo, quell’albo, ma quanti sogni racchiudeva in sé! Quello del mio editore di allora (di entrare nel campo del fumetto dalla porta principale). Quello dei tanti collaboratori che potevano partecipare a un’avventura editoriale emozionante, con un personaggio ancora tanto amato e rispettato, anche se allora giunto al nadir assoluto della popolarità. Infine, il sogno mio, di Marco Lupoi, il ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno, che a tredici anni compilava le schede di analisi e commento degli albi Corno su un quaderno cartonato dalla copertina scarlatta, e teneva le sue cronologie aggiornate settimanalmente su un altro quaderno, ad anelli, e si scervellava sulla sequenza di lettura delle storie di FANTASTIC FOUR e AVENGERS, e – se qualcuno glielo avesse chiesto – avrebbe detto che lui, da grande, avrebbe fatto il direttore de L’UOMO RAGNO. Quel numero 1 rappresentava la concretizzazione del sogno di tante persone, ma era qualcosa di così fragile, effimero, che ci sono voluti anni prima che ci si rendesse conto di avercela fatta, che quel sogno era un’istituzione nelle edicole, un albo che i ragazzi leggevano, amavano, commentavano, collezionavano. Forse solo con il numero 100, nel 1992, si arrivò alla piena maturità, seguita nel 1994 dal passaggio al nuovo editore, la Marvel stessa, scesa in campo in Italia, poi fusasi nella Panini nel 1995 – e quindi, dal 2000, ci fu solo la Panini nella sua dimensione Panini Comics. Ora, con il numero 461, si chiude il primo ventennio, un arco di tempo enorme per l’editoria a fumetti: L’UOMO RAGNO non avrebbe mai tagliato questo traguardo se non fosse stato per tutti coloro – collaboratori, tipografi, distributori – che ne hanno seguito l’evoluzione, con passione e dedizione, e soprattutto per tutti i lettori, molti dei quali nel 1987 non erano neppure nati, che hanno seguito le gesta di Peter Parker, lo stupefacente Spider-Man, da un’avventura all’altra. Vent’anni dopo: questo numero sicuramente mi arriverà in anteprima dalla tipografia a Modena, e lo leggerò prima di voi. Sarò sempre lo stesso ragazzo di quel maggio 1987, che si metterà poi la copia nella borsa e se la porterà a casa, per metterla nella sua collezione al fianco degli altri 460 numeri, e poi, ancora una volta, sorriderà e dirà un “grazie” senza parole, guardando fuori dalla finestra e sperando di intravedere, tra i tetti, una figura rossa e blu che volteggia appesa a un filo di ragnatela



MML
Da L’UOMO RAGNO N. 461



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