Home

Io Sono l'Uomo Ragno

Spidey & i Nuovi Vendicatori

Il mondo dell'Uomo Ragno

Spidey Story

l'Uomo Ragno

Gli Amici

I Nemici

Le Donne Ragno

I Grandi Ragno-autori

Web-archives

Spider-man al cinema

Ultimate Spider-Man

I tanti volti del Ragno

Spider-Girl

I Ragno-Poster!

Marvel Comics Story

Spider Mail



INTERVISTA A STAN LEE
A cura del “Favoloso” Franz Meo

Con l’avvento della “Nuova Era Marvel” inaugurasti un nuovo modo di fare fumetti, anche per ciò che riguarda il rapporto fra scrittore e disegnatore. Quali motivi ti spinsero verso questa scelta?
La ragione per cui decisi di dare ai disegnatori solo una traccia e non una sceneggiatura completa era quella di risparmiare tempo. Scrivevo storie per un gran numero di cartoonist differenti e spesso succedeva che, ancor prima di finire di scrivere una storia per uno di loro, ne arrivava subito un altro dicendomi di aver terminato le tavole e chiedendomi una nuova sceneggiatura. Io non potevo certo scrivere una nuova storia, non avendo nemmeno finito l’altra, ma per non lasciare un disegnatore inoperoso potevo dirgli: “Ascolta, non ho pronta nessuna storia per te, ma questa è l’idea generale di ciò che desidero succeda. Disegna pure il numero e inserisci tutto ciò che ritieni opportuno. Quando avrò tempo, scriverò i dialoghi”. In questo modo, potevo far sì che tutti lavorassero senza interruzione. Poi mi resi conto che ero in grado di continuare con questo metodo, collaborando contemporaneamente con cinque, sette, dieci disegnatori alla volta indicando loro solo l’idea centrale dell’albo.

Una delle caratteristiche principali delle storie di Spider-Man era il cast di comprimari. Tu sei stato uno dei primi sceneggiatori a usare questi personaggi di contorno per scopi drammatici e con una partecipazione determinante al racconto, con un atteggiamento che oggi mi sembra sfruttato con poco discernimento, solo per ottenere effetti plateali. Puoi spiegare quali erano le dinamiche con cui mettevi in scena i personaggi?
Cercavo di scrivere quelle storie come se fossero un telefilm o un ciclo di romanzi e, alla fine, i personaggi diventavano importantissimi. La necessità era quella di fare in modo che i lettori li sentissero reali, per far sì che si immedesimassero maggiormente nelle storie e si affezionassero ai personaggi stessi. Così, nel tentativo di renderli plausibili, li riempimmo di problemi. Quando feci morire Gwen Stacy, pensavo che, se una di queste figure fosse morta, sarebbe aumentata l’aderenza alla realtà, perché la morte fa parte della vita di tutti. Ogni lettore si sarebbe accorto che la storia si occupava anche delle crudezze della vita. Questo trucco, poi, permetteva di mantenere il lettore sul chi vive, sempre in tensione, perché, morto un personaggio, non si sapeva certo quando sarebbe successa la stessa cosa a un altro.

Puoi darmi un’opinione generale su questi trent’anni di Spider-Man, anche riferendoti alle storie scritte dai tuoi successori?
Ovviamente tutti gli scrittori e tutti i disegnatori che hanno realizzato l’Uomo Ragno presentavano sottili differenze nello stile e nel raccontare una storia. Così ogni volta che una parte del meccanismo veniva sostituita, le storie cambiavano un poco. È inevitabile. Se avessi imposto di fare sempre tutte le storie secondo i parametri del mio stile, col tempo sarebbero diventate sicuramente stupide. Poi non potevo certo aspettarmi che un altro sceneggiatore scrivesse esattamente storie uguali alle mie. È per questo motivo che ho deciso di permettere ai miei successori di inserire le loro interpretazioni del personaggio, per fare in modo che i lettori continuassero a essere interessati alle vicende.

Nel libro ho affermato che l’idea centrale che stava dietro a Spider-Man era il ribaltamento del mito di Superman. Puoi confermare questa opinione o vorresti aggiungere qualcosa?
In parte, la ragione per cui feci l’Uomo Ragno è che mi ero accorto che, prima della sua nascita, tutti i supereroi si assomigliavano. Erano ultrapotenti e sembrava non possedessero una vita privata, né problemi personali: l’unica cosa a cui erano dediti consisteva nell’inseguire, combattere e sconfiggere i criminali. La mia idea era che, anche se una persona possedeva poteri sovrannaturali, doveva avere comunque problemi personali. Così, con l’Uomo Ragno cercai di combinare le due cose facendo in modo che la vita privata di Peter Parker fosse interessante come quella da supereroe. Cercavo solo di rendere la serie realistica. Perché pensavo che, malgrado una persona fosse in possesso di poteri fantastici, dovesse preoccuparsi ugualmente di come fare soldi, mantenere il lavoro, avere una ragazza, una famiglia e cose di questo genere. La differenza fondamentale fra la serie dell’Uomo Ragno e le altre che scrivevo è che mi sono concentrato tanto sulla sua vita privata che su quella da supereroe.

Anche il tuo feeling con il personaggio di Peter Parker è cambiato parecchio nel corso degli anni: da un’ambientazione campy delle prime storie con Steve Ditko a una più cupa in quelle realizzate con John Romita, John Buscema e Gíl Kane… Era una scelta o uno sviluppo naturale?
Col passare degli anni, ho solo cercato di rendere il personaggio più vecchio. Ricordo che, quando iniziammo, era solo un ragazzino del liceo, un diciassettenne, e quando smisi di scrivere le sue storie era diventato uno studente del college. Inoltre sono convinto che sia necessario scrivere le storie di un personaggio adeguandosi allo stile del disegnatore. Quando Steve Ditko realizzava l’Uomo Ragno, Peter Parker era solo un comune ragazzino. Quando John Romita iniziò a realizzare i plot della serie, lo rese più bello, e io fui costretto ad adeguarmi alla nuova situazione scrivendo storie su misura: non c’erano più i problemi degli appuntamenti con le ragazze, né quello del rifiuto da parte degli altri eccetera… Ho comunque sempre cercato di mantenere il personaggio uguale nella sostanza, malgrado le differenze stilistiche dei vari disegnatori.

Mi pare che un certo tipo di sequenzialità nelle storie fosse derivata da programmi come le soap opera o le sit-com televisive… Eravate influenzati da questo genere di programmi nella costruzione degli episodi?
Credo che ogni scrittore sia influenzato da tutto ciò che lo circonda (tutto ciò che vede, sente e legge), è per questo che film, libri, programmi televisivi hanno inciso sensibilmente sul mio lavoro. Non solo questo: alcuni degli spunti migliori provenivano dalle persone che conoscevamo, gente con cui si parlava ogni giorno. E poi ogni volta che scendevamo per strada, leggevamo un giornale e ne eravamo influenzati.

Molte storie da te realizzate potrebbero essere considerate politiche. Mi riferisco, per esempio, a Crisis at Campus, le storie sul Vietnam, i numeri sulla droga… Era un’attitudine consapevole o solo il riflesso dei tempi?
Era assolutamente consapevole. Per quanto riguarda i drug issues, devo dire che fu chiesto dal governo di fare quelle storie, mentre per quanto riguarda gli altri episodi che hai citato, erano dovuti a quanto leggevo sui giornali, cose che in parte vivevo in prima persona. Il mio compito era quello di mantenere la serie su binari realistici: devi sapere che ho sempre cercato di far pensare ai lettori che Peter Parker viveva nel mondo reale, così la decisione di far accadere nelle storie cose che succedevano tutti i giorni era scontata.

Vedremo mai quella graphic novel dedicata all’Uomo Ragno che tu e John Romita avete programmato?
Io e John continuiamo a parlarne, ma non abbiamo ancora deciso la scaletta del soggetto. Posso dire che sarà certamente una graphic novel2, più di questo non posso aggiungere…


1 Questa intervista è stata realizzata l’8 luglio 1992 da Francesco Meo per il suo libro L’Uomo Ragno: Tra realtà e finzione (Phoenix, 1994) ed è qui ristampata con il consenso dell’autore.
2 Stan Lee potrebbe riferirsi allo speciale SPIDER-MAN/KINGPIN: TO THE DEATH, da lui sceneggiato nel 1997 su un soggetto di Tom DeFalco. In italiano è stato ristampato in grande formato su L’UOMO RAGNO SPECIALE ESTATE 2002.


DA SPIDER-MAN COLLECTION 15 DEL MAGGIO 2006



Acquista L’UOMO RAGNO nel nostro Shop Online


Vai...

PANINI COMICS SITES

Paninicomics.it
Paninicomics.com
Panini.it
Paninigroup.com