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I Grandi Ragno-autori

STAN LEE
SORRIDI!

Stanley Martin Lieber, meglio noto come Stan Lee, è nato a New York il 28 dicembre 1922. Oggi è un uomo di ottantacinque anni, sessantotto dei quali spesi a scrivere, supervisionare, pubblicare comics, soprattutto di supereroi. Quando ha cominciato, nel 1939, nemmeno diciottenne, gli albi a fumetti erano una novità assoluta. Prima di allora il media che veicolava le storie disegnate era il quotidiano, dove venivano lette in brevissime puntate giornaliere di due o tre vignette per volta. Ogni domenica, alcuni quotidiani offrivano un’intera pagina di fumetti, spesso a colori. Funny pages, si chiamavano: “pagine buffe, allegre, divertenti”. Forse è per questo che al centro delle tante idee che Stan Lee ha elaborato nella sua straordinaria carriera, c’è sempre stata, alla base, la consapevolezza che i fumetti dovessero rimanere, in una certa misura, “buffi, allegri, divertenti”. È la sottile e onnipresente ironia e autoironia che delicatamente sta dietro ogni storia di supereroi che salva il fumetto popolare americano dal suo destino, quello di essere un prodotto bassamente commerciale privo di spessore. E questa ironia – e autoironia – è il contributo più alto e più prezioso che Stan Lee continua a dare all’industria del fumetto americano. Un’industria che senza di lui o non sarebbe mai nata o avrebbe caratteristiche diverse, probabilmente peggiori.
Fu nel 1961 che Martin Goodman, proprietario della Timely (ma che già si chiamava Marvel Comics) incaricò Stan Lee e il disegnatore Jack Kirby di creare un gruppo di supereroi che potesse sfruttare l’interesse del pubblico, stimolato dal successo di Justice League of America, la collana più venduta della rivale DC Comics (la casa editrice di Superman e Batman). Ne uscì Fantastic Four, una collana dedicata alle storie di una famiglia i cui componenti erano stati trasformati dai raggi cosmici in quattro mostri. Non si può spiegare in modo più efficace l’idea alla base del primo fumetto della Marvel Age. Un’idea che Stan Lee replicò e approfondì con The Incredible Hulk prima e, poi, con The Amazing Spider-Man, The Mighty Thor, X-Men, Silver Surfer, Iron Man, Avengers, innescando un big bang creativo che ha dato origine a un universo pieno di luoghi, pianeti, spazi, dimensioni, popoli, eroi e… mostri. Un uomo le cui molecole avevano perso consistenza e che poteva modellare il proprio corpo come se fosse fatto di gomma. Un ragazzo la cui carne improvvisamente si accendeva come una torcia. Una donna che scompariva nell’aria. Un colosso composto unicamente di pietre arancioni. Un folle gigante verde creato dalle radiazioni. Un ragno umano… I superpoteri non più visti come un dono del cielo, ma come una maledizione della scienza. Poteri che avevano lato oscuro.

      

Stan Lee ha avuto idee illuminanti su ogni aspetto della produzione di una storia a fumetti, su come portare avanti una testata e su come condurre una casa editrice con decine di testate. In sessantotto anni sul suo conto è stato detto tutto e il contrario di tutto. Ci sono stati momenti in cui il ruolo creativo di Stan Lee è stato sminuito, momenti in cui è stato persino accusato di appropriarsi delle idee dei suoi collaboratori (come se non fosse mai stato chiaro che l’Universo Marvel fu – ed è – una creazione collettiva!), altri in cui la sua figura è stata rivalutata a scapito di quella di altri. Ma la verità su Stan Lee, se la si vuole riconoscere, è chiara ed evidente. È uno spirito energico. Una forza creativa travolgente. Un sorriso contagioso.

di Giorgio Lavagna

 



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