Home

Gli Amici dell'Uomo Ragno

Il Diavolo cieco

Il Mago supremo del Marvel Universe

Ragni e Mutanti



L’idea che un supereroe potesse suscitare paura e che l’uomo della strada ricambiasse con diffidenza le sue azioni, fu senz’altro una delle intuizioni narrative più importanti di Stan Lee.

Solitario e nomade per natura, Wolverine sente molto spesso la necessità di uscire dalla Scuola di Xavier e girare per il mondo.

RAGNI E MUTANTI

di Luca Scatasta

Radiazioni e mutazioni
Negli anni Cinquanta gli americani vivevano nel terrore della guerra atomica, della radioattività e dei suoi effetti. Il cinema sfruttava questa paura sfornando film di fantascienza dai titoli fantasiosi – La mantide omicida, Radiazioni BX: distruzione uomo, Assalto alla Terra o Godzilla – pieni di creature rese enormi dall’esposizione a raggi dai nomi più improbabili o di mastodontici esseri preistorici risvegliati dagli esperimenti nucleari. Sarà per il fatto che alla gente piace vedere trasposte sul grande schermo le proprie fobie, o perché in questo modo riesce a sdrammatizzarle e scacciarle, ma queste pellicole ottennero un enorme successo di pubblico. Il mondo dei comics ne seguì l’esempio, sfornando una quantità incredibile di serie a fumetti tra la fantascienza, l’horror e il sovrannaturale. Stan Lee scrisse numerose storie del genere e, quando si ritrovò a inventare i primi personaggi Marvel, ricorse spesso alle radiazioni per spiegare l’origine dei poteri dei suoi supereroi. Misteriosi raggi “cosmici” fecero di un quartetto di temerari esploratori dello spazio i Fantastici Quattro, raggi “gamma” mutarono lo scienziato Bruce Banner nell’incredibile Hulk e, sul finire del 1962, un minuscolo ragnetto radioattivo nel corso di una dimostrazione scientifica punse il timido liceale Peter Parker, trasformandolo in Spider-Man.

Figli dell’atomo
In seguito Lee e altri autori Marvel sfruttarono l’idea della radioattività per ideare parecchi supereroi e un numero ancora maggiore di supercriminali, ma fu con gli X-Men che aprirono una nuova importante pagina nella storia dei comics, dando vita ai “mutanti”, ossia individui che non avevano acquisito superpoteri in seguito a qualche incidente scientifico, ma che erano nati con essi, poiché figli di persone colpite da radiazioni mutagene. Il primo numero della serie a fumetti degli “Uomini-X” apparve nelle edicole americane nell’estate del 1963. All'interno dell’albo, scritto da Stan Lee per i disegni del compianto Jack Kirby, i cinque eroi e il loro mentore venivano rapidamente presentati in costume e, quindi, in abiti civili: Ciclope, dai distruttivi raggi ottici; l’agile e scimmiesco Bestia; il biondo e alato Angelo; il freezer ambulante Uomo Ghiaccio; Marvel Girl, capace di sollevare gli oggetti con la forza del pensiero; il telepate Charles Xavier, alias Professor X, l’unico adulto del team, costretto a vivere su una sedia a rotelle, direttore della Scuola Xavier per giovani dotati dove gli X-Men abitavano e imparavano a usare i propri poteri al riparo dagli esseri umani “normali”. I mutanti, nuovo gradino dell’evoluzione umana, si celavano infatti fra noi come gli alieni del film L’invasione degli Ultracorpi di Don Siegel (1956). Erano “homo sapiens superior” malvisti dal resto del mondo perché “diversi”, al punto da doversi nascondere da coloro che, paradossalmente, difendevano con eroiche azioni.

Minacce mascherate
La diffidenza suscitata dagli eroi in costume nell’uomo della strada fu senz’altro una delle intuizioni narrative più importanti dello staff Marvel e venne sfruttata anche nelle storie di Hulk e di Spider-Man (fin dalla sua seconda apparizione l’Uomo Ragno veniva etichettato come una minaccia dalla gente comune, anche per effetto della negativa campagna stampa del quotidiano Daily Bugle di J.J. Jameson). Ma fu nelle storie degli X-Men che la “caccia al diverso” divenne un’evidente metafora del razzismo e della xenofobia, anche se il tema rimase abbastanza marginale nel primo periodo di X-storie, dal momento che il punto focale delle vicende era sempre lo scontro fra “buoni” e “cattivi”, ossia fra i sostenitori del sogno di integrazione del Professor Xavier e i suoi oppositori, malviventi o terroristi (come il terribile Magneto) che fossero.

Coerenza Marvel
Come Spider-Man, i primissimi X-Men erano liceali spaventati e malvisti dalla società. Considerate tali affinità, e considerato il fatto che abitano nello stesso fantasmagorico Universo Marvel, verrebbe da pensare che l’Uomo Ragno abbia incontrato svariate volte i figli dell’atomo nel corso della sua vita editoriale. Dopotutto non passa praticamente un mese che l’Arrampicamuri per eccellenza non si imbatta in uno dei suoi supercolleghi e collabori con lui o lei per sventare una minaccia globale. In realtà Spidey e i “pupilli di Xavier” si sono incrociati molto di rado; questo perché il primo vive a New York e agisce principalmente a Manhattan e dintorni, mentre la base operativa degli X-Men è situata nella contea di Westchester, alla periferia della cittadina di Salem Center, sulle rive del lago Breakstone. La Scuola Xavier per Giovani Dotati (poi diventata “Istituto Xavier di Istruzione Superiore”) è sempre nello stato di New York, insomma, ma si trova a parecchi chilometri da Manhattan e perciò non capita spesso che Peter Parker incontri la squadra di Ciclope e soci. Sennonché negli X-Men, da qualche anno, milita un burbero e scontroso signore che incrocia frequentemente le strade di Spidey: Wolverine.

Artigli sguainati
Creato nel 1974 da Len Wein e Herb Trimpe per un trittico di avventure di Hulk, Wolverine deve il suo nome di battaglia all’omonimo e feroce mustelide nordamericano, il ghiottone, e fu il primo prodotto di una strategia studiata a tavolino dalla Marvel attorno alla metà degli anni Settanta. All’epoca i personaggi della casa editrice iniziavano a essere pubblicati anche in altri paesi, Italia compresa, e i suoi dirigenti pensarono di poter fare maggior presa sul pubblico estero se nelle loro pubblicazioni fossero apparsi supereroi non americani. Per il mercato inglese venne elaborato Capitan Bretagna e per strizzare l’occhio ai lettori canadesi fu ideato Wolverine, che inizialmente era al servizio del governo di Ottawa. Sarebbe rimasto in Canada e probabilmente sarebbe stato dimenticato, se Wein alcuni mesi dopo non avesse ricevuto il compito di rilanciare la testata degli X-Men, che navigava in pessime acque. Nell’occasione Wein effettuò uno sconcertante restyling, eliminando quasi tutti i vecchi membri della squadra e sostituendoli con mutanti provenienti da varie parti del globo. Tra costoro c’era Wolverine, che venne reclutato nello speciale Giant-Size X-Men 1 dell’estate 1975 e che mise subito radici nella scuola di Xavier, acquisendo sempre più importanza nelle storie dei mutanti fino a diventare la star principale degli X-Men e a conquistare due serie personali. E più cresceva il suo peso, più aumentavano i misteri sul suo passato e sui suoi poteri. Ben presto fu chiaro che gli indistruttibili artigli di adamantio (la lega metallica Marvel più resistente al mondo) erano parte del suo scheletro, ma occorsero anni prima che i lettori scoprissero quali caratteristiche rendevano Wolverine un mutante: sensi ipersviluppati e un fattore di rigenerazione che gli permette di guarire rapidamente anche dalle ferite più letali. Si è reso necessario parecchio tempo anche per scoprire che l’uomo dietro la maschera si chiama Logan, anche se in realtà il suo nome di battesimo è James Howlett, com’è stato rivelato in una recente miniserie che fa risalire agli ultimi anni del diciannovesimo secolo la sua data di nascita.

Tele e artigli
Solitario e nomade per natura, Wolverine sente spesso la necessità di andarsene dalla Scuola di Xavier e di vagabondare un po’ per il mondo; talvolta, presta la sua decennale esperienza di agente segreto per dare una mano a Nick Fury e allo S.H.I.E.L.D., l’ente di controspionaggio americano dell’Universo Marvel. Ne consegue che ha molte più opportunità degli altri X-Men di incontrare i suoi supercolleghi, Uomo Ragno in testa. Non è che i due si vedano particolarmente di buon occhio, per la verità: Logan considera Peter Parker un ragazzino, mentre Spider-Man giudica Wolverine troppo violento e sanguinario. Ciononostante, talvolta hanno collaborato (magari dopo la scazzottata iniziale che caratterizza spesso gli incontri fra supereroi); peraltro, l’artigliato mutante canadese è stato uno dei primi colleghi del Tessiragnatele a scoprirne l’identità segreta. Capita anche che Logan faccia brevi incursioni nella vita di Peter per snocciolargli qualche burbero consiglio da persona “vissuta”.

Gli X-Men dei fumetti
Se l’Uomo Ragno cinematografico non si distacca troppo da quello cartaceo, gli X-Men a fumetti sono un po’ differenti da quelli apparsi sul grande schermo. Nomi, poteri e caratteristiche sono praticamente gli stessi, ma la storia del gruppo, come quella personale dei membri, è diversa. Innanzitutto, perché la squadra iniziale era composta da altri elementi rispetto a quelli apparsi nel primo X-movie, poi perché in questo film lo Xavier Institute era già popolato da giovani mutanti, mentre nei comics l’apertura della scuola a tanti studenti è avvenuta solo di recente, visto che Xavier ha sempre preferito concentrarsi su pochi adolescenti alla volta. La popolazione mutante dei fumetti Marvel, comunque, è andata aumentando anno dopo anno, con una vera e propria esplosione negli ultimi due decenni, nel corso dei quali la casa editrice ha lanciato parecchi X-gruppi (Nuovi Mutanti, X-Factor, Excalibur, X-Force, Generation X), ognuno dei quali con una propria serie mensile dalla vita più o meno breve. Come nel caso di Wolverine, altri X-Men hanno ricevuto la gratificazione di serie e miniserie personali, con il risultato di una presenza mensile nelle edicole e nelle fumetterie sempre più massiccia – al punto che negli anni scorsi la Marvel ha deciso di ridurre drasticamente il numero dei mutanti in circolazione con massacri e genocidi globali. La popolarità degli X-Men non è stata ovviamente intaccata da queste operazioni; anzi, le loro storie continuano ottenere consensi e ad attrarre nuovi lettori.

GLI X-MEN SUL GRANDE E PICCOLO SCHERMO
Gli X-Men hanno ispirato film come Terminator e terrorizzanti Freddy Kruger, le cui lame ricordano gli artigli di Wolverine. Omaggi o plagi? Chissà. Il fatto è che i fan hanno dovuto aspettare il nuovo millennio per veder approdare nelle sale di tutto il mondo i loro beniamini mutanti, interpretati da attori in carne e ossa. Dopo Generation X, TV-movie trasmesso nel 1996 da MTV, realizzato da Jack Sholder e basato sui protagonisti dell’omonima serie che la Marvel aveva lanciato nel 1994 come “costola” degli X-Men, furono Banshee (mutante irlandese dall’urlo distruttivo che vedrete in azione nel primo episodio di questo volume) e la telepate Emma Frost a precedere i loro più illustri X-compari in un film. I “pupilli di Xavier” erano stati protagonisti di un film a cartoni animati (Pryde of the X-Men, 1989) e di ben settantasette episodi televisivi, sempre a cartoni, trasmessi in tutto il mondo. Quando finalmente il regista Bryan Singer portò sul grande schermo gli X-Men nel 2000, il terreno era ormai fertile. Non dovremmo pertanto stupirci del successo di pubblico della pellicola, né che abbia avuto un sequel nel 2003, X-Men 2, e un ancor più avvincente seguito nel 2006, X3, questa volta diretto da Brett Ratner, che pareva essere l’ultimo capitolo cinematografico della storia degli X-Men. Ma un Wolverine: The Movie è pronto per essere lanciato in tutte le sale nel 2008. L’X-epopea cinematografica continua!

CADUTA E ASCESA DEGLI X-MEN
Pochi lo sanno, ma negli anni Settanta gli X-Men rischiarono di sparire dalla scena fumettistica. Nel decennio precedente la loro testata non era mai stata una delle punte di diamante della Marvel, ma semplicemente vivacchiava. Le cose cambiarono nel 1968, quando la casa editrice riuscì a liberarsi del vecchio e limitante distributore e iniziò a espandersi, lanciando un gran numero di nuove collane. Stan Lee e soci dovettero ricorrere all’ausilio di nuovi cartoonist e affidarono i disegni di The X-Men all’astro nascente Neal Adams. Le illustrazione cinematiche di Adams avrebbero fatto scuola e sono ancora oggi considerate un ottimo esempio delle possibilità narrative di un fumetto, ma all’epoca erano troppo all’avanguardia e non vennero ben accolte dal già ridotto pubblico di X-fan. Risultato è che nel 1970 il mensile degli Uomini-X venne sospeso e sul finire dell’anno riprese a uscire a cadenza bimestrale, proponendo ristampe di vecchie X-storie, in attesa di tempi migliori. Che arrivarono nel 1975, quando a Len Wein e Dave Cockrum (recentemente scomparso) venne affidato il restyling e il rilancio della testata con l’ormai ricercatissimo Giant-Size X-Men 1. Probabilmente il rinnovamento non sarebbe servito se, subito dopo, Wein non avesse lasciato i figli dell’atomo nelle mani di Chris Claremont, sceneggiatore che ha guidato l’X-team nei quindici anni successivi con una prosa epica degna di Stan Lee e innovazioni narrative che hanno fatto breccia non solo nel pubblico statunitense, ma in quello di tutto il mondo: la popolarità degli X-Men aumentò anno dopo anno e nel 1991, quando la Marvel lanciò una nuova serie dedicata agli Uomini-X, il primo numero dell’albo (scritto ovviamente da Claremont) registrò qualcosa come otto milioni di copie vendute. È Il secondo albo più venduto nella storia dei comics.

X-SOAP OPERA
La serialità nei comics non era una novità quando Stan Lee e soci diedero vita alla “Marvel Age”. Era però una innovazione il fatto che, per collegare l’avventura di un personaggio alla successiva, si utilizzassero i trucchetti tipici delle prime soap opera televisive. Sta di fatto che la vita sentimentale di Peter Parker divenne non solo il trait d’union fra una storia e l’altra dell’Uomo Ragno, ma il succo delle sue serie. Ai lettori interessava sapere non tanto chi dovesse affrontare il Tessiragnatele, ma come dovesse evolversi la sua vita privata. Quando poi John Romita Sr. sostituì Steve Ditko alla realizzazione delle Ragno-storie (portandosi dietro parecchi anni di fumetti “rosa” della concorrenza), il background di Peter assunse ancora più spessore, dando vita a uno dei più piacevoli esempi di soap opera a fumetti. Chris Claremont è andato oltre con gli X-Men, sfruttando la lezione di Lee e Romita. Nato a Londra, ma trasferitosi in giovanissima età negli Stati Uniti, Claremont entrò alla Marvel nel corso di uno stage mentre ancora stava studiando Letteratura classica all’università. Quando gli venne affidato il rilancio degli X-Men, nel 1975, l’autore mise assieme la sua cultura shakespeariana e quella televisiva americana per dar vita a una saga senza soluzioni di continuità, dato che ogni numero delle sue X-vicende era collegato al precedente mediante trame e sottotrame che potevano rimanere per mesi o per anni sullo sfondo prima di svilupparsi. Una X-soap opera, dunque, che ha fatto scuola e che, pertanto, complica talvolta la vita di un nuovo lettore che vuole avvicinarsi a una serie mutante Marvel. Benché, una volta entrati, si rimanga senza dubbio catturati.



Acquista L’UOMO RAGNO nel nostro Shop Online


Vai...

PANINI COMICS SITES

Paninicomics.it
Paninicomics.com
Panini.it
Paninigroup.com