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Gli Amici dell'Uomo Ragno

Il Diavolo cieco

Il Mago supremo del Marvel Universe

Ragni e Mutanti



Non dirlo, figliolo. I miei giorni sono andati. Non ho futuro, posso soltanto essere un bersaglio per i pugni di atleti più giovani...

Il Diavolo cieco

di Giorgio Lavagna

Le origini
Daredevil, conosciuto in Italia come Devil, nasce da un’idea di Stan Lee realizzata graficamente da Bill Everett. Devil è il personaggio che più aderisce all’idea di quello che negli anni Sessanta è un supereroe Marvel, "concept" esemplificato da uno slogan particolarmente felice di Stan Lee: "Supereroi con superproblemi". Ma mentre per Spider-Man, Fantastici Quattro, Hulk e X-Men i superproblemi altro non sono che i loro stessi poteri – o al limite lo sconquasso che i superpoteri portano nelle loro vite relazionali –, nel caso di Devil lo schema è applicato con maggior rigore, quasi a sfiorare la parodia: i superpoteri, ottenuti in seguito a un incidente, rendono Matt Murdock cieco. Non importa se lo stesso incidente che lo priva della vista gli conferisce anche uno straordinario senso radar simile a quello dei pipistrelli. Nei fatti Devil resta e resterà per sempre un handicappato.
La prima avventura di Devil, apparsa su Daredevil 1 dell’aprile 1964, è una classica "storia di origini". Conosciamo Matt Murdock nel 1950, quando, ancora bambino, esterna al padre tutta la propria ammirazione. Jack"Battlin’"Murdock, un pugile professionista, agli occhi del figlio è un eroe invincibile. Ma nonostante lo pseudonimo battagliero, Jack è un uomo sconfitto nell’anima. Quando Matt gli dice che da grande vuole diventare come lui, gli risponde amaramente: "Non dirlo, figliolo. I miei giorni sono andati. Non ho futuro, posso soltanto essere un bersaglio per i pugni di atleti più giovani". Battlin’ Murdock aveva promesso alla defunta madre di Matt che il ragazzo avrebbe studiato e che sarebbe diventato un avvocato… Da questo punto in poi la storia si cala in una realtà sociale certo artefatta e romanzata, ma che al giorno d’oggi è diventato raro veder rappresentata nella fiction.

Hell’s Kitchen
White Trash, letteralmente "spazzatura bianca". Così in America venivano chiamati i bianchi poveri, prevalentemente d’origine irlandese (e Matt Murdock, rosso di pelo, cattolico e un po’ pazzo, è lo stilema vivente dell’irishman). Matt nasce e cresce a Hell’s Kitchen, una parte di Manhattan che – salvo il nome e la leggenda – oggi non esiste più. Geograficamente Hell’s Kitchen è l’area compresa fra l’Ottava Avenue e il fiume Hudson, i cui confini sud e nord sono segnati, a grandi linee, dalla 35a e dalla 57a strada. Dal punto di vista storico, è uno dei quartieri in cui a partire dal 1880 gli irlandesi si conquistarono il diritto di vivere, analogamente ai Five Points (più a sud, fra la Broadway e la Bowery), scenario del film di Martin Scorsese Gangs of New York. Negli anni Cinquanta l’immigrazione da Portorico condusse a Hell’s Kitchen gli ispano e, con loro, il conflitto etnico, celebrato dal mitico musical West Side Story di Arthur Laurents, Leonard Bernstein e Stephen Sondheim. Miseria, emarginazione e violenza sono stati di casa a Hell’s Kitchen per un secolo e oltre, fino a che, dopo il 2001, il repulisti etnico-sociale che ha interessato tutta l’area della Manhattan dell’emarginazione (compresa la famigerata "Alphabet City" e la stessa Harlem) ha sostituito agli slum eleganti residential e resuscitato come localini "tipici" e alla moda  i vecchi bar malfamati della mafia irlandese. Hell’s Kitchen continuerà comunque a esistere come una città segreta di vicoli bui sui quali si affacciano bettole fumose e in cui, soprattutto, il crimine e la violenza imperano e vincono. È la città di Sin City immaginata da Frank Miller (che negli anni Ottanta è stato il grande cantore delle gesta di Devil) e dipinta in bianco, rosso e nero da Rodriguez per il grande schermo. A nessuno importa se essa sia o non sia reale: Hell’s Kitchen è diventata un luogo dell’immaginazione, essenziale per il "sogno americano" quanto lo è stato il Far West.
Hell’s Kitchen è la base operativa di Devil. La sua missione di supereroe ricalca quella di altri suoi colleghi come Spider-Man, Iron Man e Thor. Come costoro si batte contro supercriminali in costume, ma in Devil è presente anche una componente da vigilante d’altri tempi e il suo nemico naturale è il boss della criminalità. Si imbatte in alcuni possibili candidati, fra cui Fixer e il Gufo, ma poi trova finalmente in Kingpin, re della malavita della Grande Mela e originariamente avversario di Spider-Man, il suo vero arcinemico… Dire che il Daredevil di Stan Lee sia stato un fumetto di grande contenuto sociale è troppo, ma i sordidi vicoli dove il piccolo Matt si guadagna il soprannome di "Daredevil"("spericolato, rompicollo") e le squallide palestre di box attrezzate in saloni dagli intonaci cadenti dove combatte le sue prime battaglie, resteranno per sempre nel carattere del personaggio: la radioattività ha conferito a Devil i poteri superumani, ma è Hell’s Kitchen che l’ha fatto diventare l’Uomo senza paura.

I poteri
Continuando nell’analisi di Daredevil 1, a pagina 9 ci imbattiamo in una scena talmente drammatica da apparire comica: un anziano signore, un cieco (con tanto di bastone e occhiali scuri) sta attraversando la strada, praticamente gettandosi sotto le ruote di un camion rosso che reca la scritta "Laboratori Atomici Ajax - Materiali radioattivi - Pericolo". All’ultimo momento un giovanissimo Matt – che stava passando per caso con un libro sotto il braccio – si lancia, incurante del rischio, e toglie il cieco dalla traiettoria del camion. Il fato vuole che un cilindro contenente delle scorie radioattive proveniente dal carico dell’automezzo colpisca Matt all’altezza degli occhi. Il ragazzo diventerà cieco, ma la radioattività gli darà in cambio un prodigioso senso radar, analogo a quello del pipistrello. Anche per Devil è la radioattività la causa prima, la fonte magica che dà origine alla trasformazione. Quel che è successo al dottor Bruce Banner (Hulk) e a Peter Parker (Spider-Man) succede anche a Matt Murdock. Le radiazioni atomiche (che per inciso sono anche la causa remota delle mutazioni genetiche degli X-Men) stanno popolando il mondo di superuomini, anche se afflitti da debolezze proporzionali ai poteri guadagnati. In futuro la Marvel esigerà anche di più della vista per dare ad alcuni dei suoi campioni i sospirati superpoteri, ma per ora Devil è il caso più pietoso; più di Thor, che nell’identità umana di Don Blake è zoppo, e più di Ben Grimm dei Fantastici Quattro, trasformato dai raggi cosmici in un mostro di roccia color arancio. Come gli ordinari esseri umani si autorappresentano tridimensionalmente il mondo prevalentemente captando con la retina i raggi di luce riflessi in vario modo dalle superfici degli oggetti, così Devil ha una percezione olografica dell’ambiente in cui agisce grazie agli "echi" riflessi di non meglio definite radiazioni che gli consentono di individuare oggetti e ostacoli.
In realtà l’esatta natura dei poteri di Devil non è mai stata definita in modo rigoroso. Un cieco impiega anni di esercizio per poter supplire – e solo in parte – con gli altri sensi alla mancanza della vista, mentre Devil riesce subito a muoversi assai meglio di un normale essere umano. Il suo senso radar è senza dubbio un potere speciale, ma la sua effettiva portata è spesso stata lasciata all’estro dei diversi autori. Molti valenti artisti ci hanno mostrato efficaci sequenze in cui abbiamo visto il mondo attraverso gli "occhi" di Matt: uno spazio nero percorso di lampi bianchi che modellano profondità, corpi e volti. Ma è il proprio corpo la sola arma che Devil usa contro i criminali, un corpo allenato in anni di duri esercizi che gli hanno conferito agilità e forza. Dunque, si tratta di qualità del tutto umane. Ciò che fa la differenza, ciò che fa di Devil uno degli eroi più amati dai lettori, la qualità a cui deve il suo nome di battaglia, è l’incredibile coraggio. Devil è l’Uomo senza paura, e non è un modo di dire, bensì un fatto comprovato e certificato. In un racconto breve di alcuni anni fa un mostro alieno giungeva ad Hell’s Kitchen in cerca di cibo. Il suo alimento era uno solo, un’emozione umana: la paura. Ebbene, il mostro s’imbatté in Devil e, non percependo in lui alcuna traccia di paura, concluse che la specie umana era incapace di provare quel sentimento. Se ne tornò nello spazio. L’indeterminatezza del "senso radar" e l’estrema decisione con cui si affermava che Devil fosse "senza paura" portò Frank Miller a suggerire, a un certo punto, che l’incidente non avesse in realtà mai provocato altra trasformazione se non quella di rendere Matt cieco e che il "senso radar" non fosse stato altro che un espediente psicologico inconscio creato dal grandissimo coraggio di Matt!

Frank Miller ed Elektra
Quello fra Frank Miller e Devil è un incontro fatidico, che ha dato all’autore come al personaggio l’occasione di dispiegare potenzialità inaspettate. Si è spesso detto che Miller ha reinventato Devil. In realtà si tratta di una ridefinizione stilistica. Prima di Miller Daredevil vantava l’opera di disegnatori illustri (Wally Wood, Joe Orlando, John Romita, Gene Colan) e presentava le avventure di un eroe metropolitano, in lotta contro pittoreschi supercriminali in costume (alcuni, come Stlitman, decisamente assurdi), e contro il crimine organizzato. Devil era inserito nel Marvel Universe, ma non era legato a gruppi come Vendicatori o Difensori. Miller, quando nel 1979 diventa sceneggiatore e disegnatore di Daredevil, si pone il problema di dare alla testata un carattere originale, una sua specificità. Daredevil diventa nel tempo un fumetto noir. Non si tratta di una forzatura: la trasformazione è una naturale evoluzione e lo stile ad alto contrasto di luci e ombre di Gene Colan è un ottimo punto di partenza. Miller opera sul cast dei comprimari, inserendovi una sua creazione originale, la dark lady Elektra, prodotto di una sensibilità prettamente milleriana. Di origine greca, Elektra Natchios cresce in America, conosce Matt Murdock e con lui ha una storia d’amore. Ma poi lei se ne va, apprende in Giappone le arti marziali dei ninja e, ingaggiata da Kingpin, torna negli USA per uccidere Devil. Gli elementi per un drammone noir ci sono tutti, con in più il mito del ninja, alla luce del quale lo stesso personaggio di Devil viene ridefinito. Nel confronto con la ninja Elektra, Devil deve diventare ninja a sua volta; anzi, deve riconoscersi in quanto ninja, incarnazione del mito eterno del guerriero solitario che si muove ai limiti estremi dell’esperienza umana. Il rapporto fra Devil e Frank Miller prosegue in Born Again (Rinascita, 1986), uno dei fumetti più noti e importanti degli anni Ottanta. In Rinascita Miller tenta una ridefinizione del fumetto di supereroi tout court e Devil diventa il simbolo della rinascita del supereroe americano inteso come genere. I topic classici del supereroismo vengono rivoltati come un guanto e svuotati di significato: solo il "nemico" mantiene uno spessore ed è solo per lui, Kingpin, che Devil rinasce dopo essere stato privato di tutto ciò che un eroe dovrebbe possedere: l’identità segreta, l’eterna fidanzata, il leale amico, il costume. Con The Man Without Fear ("l’uomo senza paura"), del 1994, Miller riscrive finalmente le origini di Devil, sistematizzando coerentemente il vecchio e il nuovo e sviluppando un elemento appena accennato in Rinascita: la religione. E il tema religioso accompagnerà Devil nella fase successiva, caratterizzata da un’altra importante autrice, Ann Nocenti.

Cinema (e TV)
Devil esce dalle pagine dei fumetti per approdare in televisione come presenza saltuaria in un pugno di puntate del serial L’incredibile Hulk (86 episodi trasmessi negli USA fra il 1977 e il 1982). Qui l’eroe cieco è, come nei comics, l’alter ego in costume di Matt Murdock, un avvocato che cura gli interessi di Bruce Banner (alter ego di Hulk). Il Devil televisivo differisce per qualche dettaglio importante dall’eroe dei fumetti (per esempio, il costume è diverso), ma è riconoscibile per quel tanto che basta e il pubblico del telefilm ne gradisce la presenza ancor più di quella di Thor. Tuttavia il mondo dovrà aspettare ben vent’anni per un vero film sul Diavolo Rosso. È solo nel 2003 che esce Daredevil, diretto da Mark Steven Johnson. Il doppio ruolo di Matt Murdock e Devil è interpretato dalla star internazionale Ben Afflek, mentre Jennifer Garner, la protagonista del serial Alias, è Elektra. Il film viene accolto positivamente e l’era dei supereroi Marvel al cinema si impone come un fenomeno tutt’altro che passeggero. Due anni dopo esce Elektra, per la regia di John Bowman e sempre con Jennifer Garner nel ruolo della romantica supereroina ninja. In entrambi i film è evidente l’ispirazione alle storie di Frank Miller.



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