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Quando il Ragno non c’è

di Cristiano Grassi

All’ombra del protagonista
Se un eroe dei fumetti diventa un’icona amatissima con più di quarant’anni di carriera editoriale alle spalle e centinaia di storie – tra fumetti, strisce, cartoni animati e film – da assoluto protagonista, sorge la necessità di vederlo alle prese con argomenti e tematiche diverse dal solito. In qualche occasione si arriva addirittura al punto di non volerlo assolutamente come protagonista delle sue storie, assegnandogli semplicemente il ruolo di preziosa guest star. Diventano così stelle dello show tutti quei personaggi che sono stati profondamente influenzati dall’esistenza del Tessiragnatele, o le cui vite sono state appena sfiorate da quella dell’eroe, pur subendone pesantemente le conseguenze. Di base era questo il concept dietro alla realizzazione della serie Spider-Man’s Tangled Web nel 2001, un mensile legato alla famiglia dell’Uomo Ragno, destinato ad accogliere storie atipiche con supercriminali o persone qualunque finalmente protagonisti di avventure che difficilmente avrebbero visto la luce nelle serie "mainstream" dell’Arrampicamuri.

Figli di un dio minore
Nata durante la presidenza di Bill Jemas (che insieme al supervisore capo Joe Quesada puntava a rendere sempre più "d’autore" le storie dei supereroi Marvel) e con la supervisione di Axel Alonso, Tangled Web è una testata antologica che ospita autori poco abituati all’ambiente colorato dei supereroi, i quali però ora possono raccontare storie di quel mondo senza porsi problemi di nessun genere. Le tinte vivaci delle avventure di Spidey scompaiono, e il loro posto viene preso da tonalità più cupe e dimesse, a rispecchiare le ambientazioni urbane, "reali" delle storie, che non vedono protagonisti coraggiosi supereroi pronti a salvare il mondo dalla minaccia di turno, ma piccoli drammi umani di vite spesso ai margini della società, pronte a essere dimenticate alla prima occasione. Un concetto del genere, decisamente anticommerciale, non poteva avere vita lunga nel difficile mercato statunitense, e Tangled Web si chiude dopo soli ventidue episodi, che però racchiudono gemme di lucente bellezza sparse qua e là per i due anni scarsi della sua esistenza.

Eroe di strada
Fin dalle sue origini, Spider-Man era stato dipinto come "l’eroe della strada" della Marvel: per l’ambientazione delle storie in una New York realistica (a differenza delle inventate Metropolis di Superman o Gotham City di Batman della Distinta Concorrenza) e per le difficoltà dell’adolescente Peter Parker, alle prese con "banali" problemi di cuore o con affitti e bollette da pagare. Solo durante la seconda metà degli anni Ottanta il supervisore delle serie ragnesche, Christopher Priest (che all’epoca si firmava Jim Owsley), tentò di portare a livelli più "metropolitani" le avventure di Spider-Man, che in quel periodo sfoggiava il noto e cupo costume nero, decisamente adatto alle nuove tematiche "dirt and gritty". Ed ecco che i nemici di Spidey sfoggiano meno superpoteri incredibili, ma mostrano più brutalità ed efferatezza. Come lo psicotico Mangiapeccati, l’avversario nella saga La Morte di Jean DeWolff di Peter David, che rimarrà tra i punti più alti della produzione ragnesca di quel decennio (la vedremo in uno dei prossimi volumi di questa collana).

Mediarama
Ma Tangled Web non prevede solo storie hard boiled dal forte impatto drammatico come Promessa d’onore,qui contenuta, o l’ottima Trattamento di Fine Rapporto (di Greg Rucka ed Eduardo Risso), con protagonista uno sgherro di Kingpin, il pingue signore del crimine di Manhattan. Ci sono anche avventure dalla struttura più in stile commedia, se non espressamente comiche, come quella che vede in azione il ridicolo Uomo Rana. Senza dimenticare gli episodi a sfondo romantico – con disegni in sublime stile cartoon-retrò del bravissimo Darwyn Cooke – che avete già avuto occasione di gustarvi in un numero precedente. La saga d’apertura di questo volume, invece, si destreggia pregevolmente tra la serietà e la presa in giro, mostrandoci Rhino in un’inedita versione intelligente (con conseguenze davvero inaspettate). Una summa di tutte questo è Un altro giro, storia scritta da Ron Zimmerman, autore televisivo ben abituato a miscelare ironia e drammaticità per dare vita a vicende piene di "teste parlanti" che indagano maggiormente i sentimenti delle persone invece di indugiare nelle loro macchinazioni per sconfiggere l’odiato nemico. Gli avventori del Bar Senza Nome – locale frequentato esclusivamente dai supercriminali, soprattutto se di mezza tacca – Alyosha Kravinoff e l’Avvoltoio dividono il loro tavolo e i salatini con un sinistro conoscente che si diverte ad ascoltare le storielle e i battibecchi tra i due. I discorsi finiscono inevitabilmente per ricadere sulle donne, per giudicarne la bellezza, ma anche per vantarsi di conquiste da una notte e via. Un’atmosfera calda, rilassata e decisamente molto umana, che però viene totalmente ribaltata dalle poche parole finali pronunciate dal taciturno ascoltatore, riportando quella che sembrava una normale serata tra amici all’eterna lotta tra superumani.
Nonostante il deludente riscontro commerciale avuto in patria, Tangled Web è stata una notevole vetrina di storie per autori di grande levatura, condita da risate e lacrime, che ci ha fatto gustare avventure che non avremmo mai pensato di trovare legate al mito di Spider-Man… e non è poco!

I protagonisti
Rhino nasce su The Amazing Spider-Man nel 1966 ad opera di Stan Lee e John Romita Sr., ma non riuscirà mai a diventare uno degli avversari più memorabili del Ragno. Proveniente dalla Russia, lo spiantato Aleksei Sytsevich accetta di fare da cavia di un esperimento volto ad aumentargli forza e velocità, che però lo imprigiona in una sorta di armatura rendendolo simile a un rinoceronte umano. Rhino è sempre garanzia di una storia ad alto grado d’azione, soprattutto quando il suo nemico è l’incredibile Hulk. Se avete seguito questa serie di volumi fino a oggi conoscerete senz’altro l’Avvoltoio, uno dei primissimi supercriminali nemici di Spider-Man. Durante quella manciata di anni in cui lo scrittore Ron Zimmerman scriveva storie di Spider-Man (da Get Kraven a Sweet Charity), sembrava che l’Avvoltoio avesse abbandonato la sua carriera di criminale per diventare amico e collaboratore di Alyosha Kravinoff, uno dei figli di Kraven il Cacciatore. Dopo un inizio standard come avversario di Spidey, Alyosha decide di godersi la vita e con i soldi ereditati dal padre prova a sfondare nel mondo del cinema come produttore insieme alla bella fidanzata Timber. Get Kraven parla appunto di questo suo tentativo ed è una sferzante critica dell’esperto Zimmerman al mondo dorato (e pieno d’insidie) di Hollywood. Ultimamente Kraven si è di nuovo trovato invischiato in un’avventura tra supereroi e criminali nella miniserie Beyond.

Gli scrittori
Peter Milligan è un brillante autore britannico assai noto per le sue storie targate DC/Vertigo, tra le quali spicca uno dei capolavori degli anni Ottanta: la serie Shade the Changing Man. Tornato alla popolarità grazie a X-Statix della Marvel, oggi è al lavoro sulla testata Infinity Inc. (DC). Bruce Jones, veterano del fumetto americano, deve la sua notorietà alle storie horror negli anni Settanta. Richiamato dalla Marvel al mondo del fumetto all’inizio di questo secolo, ha sceneggiato Hulk per poi firmare cicli di Nightwing e Vigilante per la DC. Ron Zimmerman proviene dalla televisione (è tra gli autori dell’Howard Stern Show) e ha cominciato a occuparsi di fumetti Marvel su invito del supervisore capo Joe Quesada. Prima di ritornare alla TV ha scritto le ottime miniserie Get Kraven e Ultimate Adventures. Brian Azzarello si trova meno a suo agio con le storie di supereroi che con le atmosfere cupe e adulte delle serie Vertigo, linea per la quale ha scritto Hellblazer e la sua creazione 100 Bullets.

I disegnatori
L’inglese Duncan Fegredo è una conoscenza abituale della DC/Vertigo, per la quale ha illustrato Enigma e Kid Eternity. Ha poi lavorato per la Marvel su Ultimate Adventures e ha disegnato l’indipendente Jay & Silent Bob, scritta dal regista Kevin Smith. La sua fatica più recente è Hellboy: Darkness Calls, con protagonista il popolare eroe di Mike Mignola. Lee Weeks è un’artista dal tratto classico, noto per l’estrema meticolosità con cui realizza le tavole. Vista la sua scarsa prolificità, si è sempre distinto su saghe brevi, tra cui ricordiamo Captain America Lives Again, e speciali di vario genere. Sean Phillips è uno dei vari autori britannici che hanno lavorato per DC/Vertigo e Marvel. Dopo il noir Sleeper, ha ottenuto un grande successo grazie alla recente miniserie Marvel Zombies, su testi di da Robert Kirkman. Attualmente sta disegnando Criminal per la Marvel/Icon. L’italiano Giuseppe Camuncoli ha firmato l’episodio che chiude il volume. Da anni al lavoro per le più importanti case editrici americane, ha disegnato Swamp Thing, The Intimates, Captain Atom: Armageddon e tante altre serie.



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