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di Giorgio Lavagna

L’intuizione di Stan Lee
È un'emozione indefinibile vedere un uomo come Stan Lee, tra i padri del fumetto americano e figura fondamentale della pop culture americana del ventesimo secolo, comparire a fianco di Tobey Maguire in una sequenza di Spider-Man 3, un film del 2007. Non è un caso. Stan Lee merita di essere citato ogni volta che Spider-Man raggiunge nuove vette di popolarità e, rileggendo le storie che ha firmato come sceneggiatore, non si può non riconoscere con quanta creatività, quanto acume e quanta onestà intellettuale abbia affrontato i non pochi problemi che poneva, fra gli anni Sessanta e Settanta, gestire un prodotto che raggiungeva ogni mese milioni di adolescenti. Per chi sono i fumetti Marvel? Questa la prima domanda che Stan Lee si è posto ogni volta che ha scritto una storia a fumetti, e il suo Spider-Man  a quella domanda ha sempre dato la risposta più giusta: per tutti. Fin dagli anni Cinquanta negli USA gli albi a fumetti sono sempre stati considerati letture per bambini. Leggere comics era considerato una "fase" che la popolazione maschile attraversava fra i cinque e i diciannove anni e dalla quale usciva senza troppi rimpianti non appena la vita adulta accennava a cominciare. Ma Stan Lee decise che i fumetti della Marvel sarebbero stati per tutti. Stan Lee aveva il raro dono di essere in sintonia con i mutamenti in atto e di saper comunicare in modo affabulatorio e intrigante. Ecco il segreto del successo di Spider-Man. Se non avesse avuto tanta voglia di raccontare ai suoi contemporanei strampalate storie di uomini-ragno e surfisti spaziali, Stan avrebbe potuto essere un politico, o una figura carismatica come Ron Hubbard, il fondatore di Scientology.
Una storia di Spider-Man poteva essere sfogliata per strati, come la cipolla. A un primo livello c'era lo stato psicologico di Peter Parker, sempre sotto pressione e sempre sul punto del crollo nervoso. Subito sopra c'era "la novità del giorno", che coinvolgeva i suoi coetanei e sulla quale lui, ragazzo fondamentalmente introverso, elaborava una propria opinione quasi sempre non conformista. Poi c'era l'intreccio sentimentale, che occupava gran parte dei pensieri di Peter; c'era il livello "pubblico", ogni volta tirato in ballo da qualche avversario che tentava di ucciderlo davanti a tutti o dal Daily Bugle, con la sua costante campagna diffamatoria; e c'era lo strato della continuity, la sovrastruttura narrativa che legava un episodio all'altro. Una lettura di tutti questi livelli (intrecciati, peraltro, in modo niente affatto banale) non era facile per un bambino. Un bambino poteva percepire e gustare solo una parte del tutto. Sicuramente il livello dell'azione, in cui Spider-Man sconfiggeva il nemico di turno, ma tutto il resto era una perdita di tempo, con Spider-Man che, anziché andare subito al sodo, si perdeva in uno strano balletto di equivoci e di assurdi sbalzi di umore. Un adolescente avrebbe invece seguito con interesse anche le sottotrame introspettive e sentimentali, comprendendo appieno le dinamiche interpersonali del gruppo degli amici di Peter… C'era, infine, un altro piano di lettura: quello "giornalistico", con il personaggio che maturava le sue opinioni sul mondo, su quello che spesso si leggeva sulle prime pagine dei giornali. Un piano di lettura da pubblico adulto.

Underground
Alla fine degli anni Sessanta la rivoluzione culturale che produsse il rock, il pop, la cultura psichedelica e il Sessantotto travolse anche il fumetto. In America e in Inghilterra la cultura alternativa trovò nei comics un veicolo privilegiato di espressione. I temi dominanti erano quelli che stavano a cuore alla generazione dei Figli dei fiori: la guerra in Vietnam e la mitica triade-degli-anni-Settanta: sesso, droga e rock ’n’ roll. Con l'alibi dell'impegno, il fumetto underground si rivolgeva esplicitamente agli adulti, invitando gli adolescenti a crescere in fretta! Uscivano riviste dai titoli pazzeschi: Young Lust, Bizarre Sex, Real Pulp. A vent'anni di distanza da Fredric Wertham e dal suo Seduction of the Innocent il fumetto tornava nel mirino di censori e moralisti, e con un discreto clamore. Negli anni Settanta fumettisti "underground" come Robert Crumb, Gilbert Shelton, Clay Wilson, Robert Williams e Art Spiegelman diventavano star internazionali, tradotti in decine di lingue. Ma  l'attitudine rivelata dal fumetto underground era arrivata a contaminare anche i fumetti più "innocenti". Stan Lee, in particolare, aveva orecchie lunghe e sapeva quel che succedeva nei college. Non poteva permettersi uno Spider-Man troppo edulcorato, lontano dalla realtà giovanile al punto di risultare falso. Fu in quegli anni che Peter Parker cambiò, allontanandosi ulteriormente dai cliché del supereroe boy scout degli anni Cinquanta. Peter superò la sua timidezza di nerd. Divenne più bello, più intraprendente, aggressivo, e gli amici del suo giro se ne accorsero. Soprattutto le ragazze. Peter si ritrovò coinvolto in una serie di intrecci amorosi: fidanzato con la bella Gwen, era affascinato dall'ancor più bella Mary Jane, la ragazza del suo miglior amico! Il sesso continuava a essere bandito dai comics, ma nulla del genere si era mai visto nelle pagine dei supereroi "classici". Superman aveva sì due aspiranti fidanzate (Lois Lane e Lana Lang), le due ragazze vivevano però in uno stato di eterna illibatezza in attesa della decisione, sempre rinviata, dell’Uomo d'Acciaio… Ma la rivoluzione sessuale era solo una delle tante che agitavano i primi anni Settanta.

Fumetto Marvel e realtà sociale
Per gran parte della sua storia il fumetto – inteso sia come forma espressiva sia come media – è stato per lo più frainteso e sottovalutato, dalla cultura "alta" come dal sentire comune, influenzato dall'informazione giornalistica. Negli anni Sessanta la bomba della sottocultura caricata nel decennio precedente esplose, dando luogo a una ricchezza di contenuti che avrebbe cambiato per sempre l'immaginario della civiltà occidentale. La sottocultura venne meglio individuata con l’espressione pop culture e i personaggi dei fumetti divennero icone della modernità. In Europa il fumetto è stato oggetto di approfondite analisi (in particolare in Italia), ma benché siano state scritte tesi di laurea e importanti saggi di semiotica, un'analisi del fumetto è sempre stata  fuorviante, perché non è mai esistito "il fumetto", ma un'enorme differenziazione di fumetti. Neppure all'interno di uno stesso genere si può individuare un linguaggio omogeneo, specialmente nei comics americani. Per molti anni in Europa abbiamo letto "libri a fumetti": questi potevano essere lunghe opere dalle cento pagine in su o antologie di storie brevi. I comics americani, invece, sfuggivano al modello letterario. Le collane Marvel, per esempio, si presentavano (e si presentano ancora oggi) in forma di episodi mensili, simili alle puntate dei serial TV. Mentre un autore europeo generalmente comunicava con i suoi lettori con i tempi di un romanziere, un autore americano volava sulle ali dell'attualità. Che costanti richiami alla realtà sociale affiorassero in un fumetto popolare come Spider-Man era inevitabile, com'era inevitabile che il fumetto popolare, in rapporto a questo tipo di contenuti, tendesse a ideologizzarsi, esprimendo giudizi morali e persino politici.

Ma Spidey come la pensa?
Che tipo era Peter negli anni Settanta? Come abbiamo già detto, era cambiato. Non più timido secchione occhialuto, era diventato un tipo "fico", pur conservando la sua indole riflessiva e combattuta. Il suo cuore era dalla parte dei ragazzi della sua età e non è un caso che non sia mai cresciuto abbastanza per partire per il Vietnam. Ma il suo senso di responsabilità gli ha sempre ricordato che Spider-Man combatte per tutti e non abbandona nessuno. In ogni scelta l'Uomo Ragno si è sempre chiesto chi avrebbe potuto soffrire per una sua decisione sbagliata. Zia May è il prototipo della gente comune che Peter ha deciso di proteggere. Gente lontana dagli eccessi della rivoluzione sessuale o dalla cosiddetta "cultura della droga", gente buona, ma che non poteva comprendere le proteste dei giovani. Alcuni dei comportamenti trasgressivi degli anni Settanta erano la spia di una giusta ribellione contro una mentalità arretrata e l'autoritarismo che dominava le istituzioni, ma altri comportamenti nascevano in seno all'élite dei campus, figlia di un'alta borghesia spesso velleitaria, annoiata e soprattutto lontana della gente comune. Peter era un genietto, in scienze e in chimica era il primo della classe, ma non è mai stato un intellettuale e ha sempre sofferto di una certa mancanza di denaro… ma soprattutto era l'Uomo Ragno, un supereroe, e negli anni Settanta questo significava anche che non poteva scherzare con una regola un tempo considerata inviolabile:i supereroi risolvono i "problemi piccoli" (che, per carità,  possono essere anche grandi, come un gigante che vuole mangiarsi la Terra a colazione!), ma non quelli "veri", come le guerre, le rivoluzioni o la fame nel mondo.

Fumetti e impegno oggi
Negli ultimi trent'anni sono via via cadute molte tradizionali compartimentazioni tipo "fumetto popolare", "d'autore", "underground". È diventato normale che nei fumetti di ogni tipo oggi si parli esplicitamente di sesso, di AIDS, di politica e di altri tabù di ieri. Oggi il fumetto si rivolge a un pubblico di età mediamente più matura, e nello stesso tempo fra i giovanissimi ha dovuto cedere il primato a media ancor più "veloci" (Internet, videogiochi, TV satellitare, home video). È più difficile che un fumetto faccia scandalo, anche se opere controverse, di contenuto non certamente edulcorato, quando sono importanti e incisive riescono a sollevare dibattito (come Sin City, 300, From Hell o V for Vendetta, giunte sul grande schermo proprio perché di contenuto impegnato). Il fumetto ha dimostrato di saper parlare di tutto e a tutti, basti citare – fra le molte – opere come Maus di Spiegelman e Palestine di Joe Sacco; ma anche senza spingerci nel fumetto autoriale – che dall'impegno non può sottrarsi per definizione – e semplicemente scorrendo i titoli che la Marvel ha pubblicato in questi mesi, da Civil War a Supreme Power, da Capitan America a I Nuovi Vendicatori e ovviamente a L'Uomo Ragno, ci accorgiamo che i supereroi oggi non si sottraggono al dibattito su temi scottanti, come quelli della libertà e della sicurezza nella guerra al terrorismo internazionale, delle responsabilità dei paesi occidentali nei drammi dell'Afghanistan e del Darfur, del collasso dell'ecosistema. Negli anni Duemila gli eroi dei comics salvano ancora il gattino sull'albero, ma non si tirano indietro di fronte ai "problemi veri".



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