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I grandi classici di Spider-Man

di Massimiliano Brighel

Piovono nemici!

Se c’è qualcosa che davvero non manca a Spider-Man sono gli avversari. Il Tessiragnatele ne può sfoggiare di tutti i tipi: vecchi, giovani, alti, bassi, magri, grassi, provenienti dalla middle e dall’upper class (nonché qualche povero in canna!), ex professori, cacciatori, imprenditori, investigatori, operai, ingegneri, rivoluzionari, giornalisti, scienziati, spie, serial killer… addirittura un premio Nobel! In effetti, si può dire che a Spidey manchino solo dei degni avversari femminili. Questo volume è dedicato ai suoi nemici più classici (naturalmente tutti maschi!) che non hanno ancora avuto l’onore di un libro di questa collana tutto per loro. Andiamo per ordine di apparizione e lasciamo l’onore dell’apertura a Shocker (di cui vi risparmiamo le origini perché le state per leggere nel primo episodio), al debutto nell’universo ragnesco. A onor del vero, seppur possa certamente vantare di essere un nemico “classico”, Shocker non è mai stato protagonista di storie rimaste nella storia della serie. Piuttosto, lo si ricorda per l’ineffabile costume, apparentemente strappato dal giallo piumone invernale del letto di casa. Shocker è forse l’avversario più “professionista” di tutti, sempre pronto a obbedire coscienziosamente agli ordini ricevuti da ricchi datori di lavoro, anche se questo significa rinunciare a dare il colpo di grazia a uno Spider-Man appena catturato e indifeso, com’è accaduto di recente! Di Shocker ne esiste anche una versione “definitiva” nel giovane Universo Ultimate, dove inevitabilmente recita la parte del malcapitato criminale “punching-ball” di Spider-Man, pur sfoggiando un costume decisamente meno ridicolo…

La lucertola sul tetto che scotta

Rimandandovi al volume 13 per le minibiografie dell’Avvoltoio, di Kraven, di Mysterio e di Elektro, protagonisti di tre saghe di questo volume, cade sotto i nostri riflettori l’ennesimo scienziato vittima dei propri esperimenti. Il caso del professor Curt Connors è però più giustificabile di altri. Lui non intendeva giocherellare con le leggi della natura per diventare ricco o addirittura il padrone del mondo: voleva solo farsi ricrescere (!) il braccio destro perso in guerra. Nonostante i ripetuti avvertimenti della moglie Martha, che già subodorava il disastro, Connors decide di provare su se stesso il siero da lui distillato, che dovrebbe replicare le capacità rigenerative dei rettili. L’esperimento è il classico “completo successo parziale”: l’arto gli ricresce, ma vede il suo corpo ricoprirsi di scaglie verdi e durissime… In breve, diventa l’uomo-lucertola chiamato Lizard (in inglese, appunto, “lucertola”), una creatura maligna che intende eliminare tutti gli esseri umani per sostituirli con uomini-rettili, suoi simili. Apparso per la prima volta nel 1963 nel sesto episodio della serie (a opera di Stan Lee e Steve Ditko), Lizard si scontra più o meno regolarmente con l’Arrampicamuri seguendo sempre, più o meno, lo stesso ritornello, che si conclude con Connors che viene riportato alla sua forma umana per la gioia di grandi (la moglie Martha) e piccini (il figlio Billy). Purtroppo, questa invidiabile situazione di famiglia disfunzionale arriva al suo tragico epilogo in tempi recenti, quando Martha muore di cancro. Privato della moglie e con il figlio cresciutello, Connors ultimamente ha deciso di lavorare per il governo, magari aiutando chi come lui è una creatura mezzo umana e mezza rettile.

La spia che mi amava
Pur avendone già sommariamente parlato nel 13° volume, il Camaleonte merita uno spazio più ampio, se non altro perché è stato il primo supercriminale ad aver affrontato Spider-Man (nel n. 1 di The Amazing Spider-Man). Gli appassionati de I fratelli Karamazov di Dostoevskij riconosceranno subito la fonte del vero nome del Camaleonte (Dmitri Smerdyakov), mentre tutti gli altri farebbero meglio a smetterla di ridere. L’importanza del Camaleonte è cresciuta negli anni, da quando lo scrittore J.M. DeMatteis ne ha approfondito la sua storia. Fratellastro e servitore di Kraven il cacciatore, Dmitri ha sempre odiato e ammirato quest’ultimo, arrivando a chiedere la sua collaborazione anni dopo, quando, trasferitosi negli Stati Uniti, voleva sconfiggere l’odiato Spider-Man. Il Camaleonte è una spia russa dagli incredibili poteri trasformisti che cerca di ottenere i suoi diabolici scopi addossandone le colpe a Spidey, da lui impersonato alla perfezione. Quando Kraven si suicida, anni dopo, alla fine della saga L’ultima caccia di Kraven (vedi il volume 5 di questa collana), l’odio del Camaleonte nei confronti dell’Arrampicamuri aumenta e un giorno, dopo essere venuto a conoscenza dell’identità segreta del Ragno, Dmitri fa costruire degli androidi dei genitori di Peter (creduti morti). E che dire di quando l’ex spia rivelò a Spidey – sul ponte dove in passato era morta l’adorata Gwen Stacy – di essere tanto solo e di amarlo? Sconfortato dall’istantanea sghignazzata a crepapelle di Peter, il Camaleonte pensò bene di buttarsi giù dal ponte! Rimessosi dal tuffo fuori programma, il novello Proteo ci ha riprovato, ma ha di nuovo visto i suoi piani finire in maniera invereconda. In un’occasione è stato preso a randellate da Mary Jane, moglie di Spidey, che ha dimostrato di sapere usare bene una nodosa mazza da baseball (sport che, effettivamente, i russi non hanno mai digerito molto). In un’altra, la causa dei suoi mali è stata addirittura zia May che, avendo intuito che il poveretto si era travestito da suo nipote per poterla strangolare, gli ha servito dei biscotti drogati che l’hanno messo clamorosamente fuori uso.





I più assurdi nemici di Spidey

Spider-Man è probabilmente il supereroe che ha il migliore palmares quanto a criminali importanti e famosi, ma anche lui ha qualche scheletro nell’armadio… La Macchia, per esempio, entra di diritto nella categoria dei “supercriminali dimenticati”: il suo potere di poter trasferire parti del suo corpo attraverso energia oscura di un’altra dimensione non è risultato particolarmente accattivante per i lettori. Non male anche la Ruota Gigante, alias Jackson Weele, che montando a bordo di una – appunto – ruota gigante meccanica, si è divertito in un paio d’occasioni a seminare il panico e le risa dei newyorkesi, che credevano di averle già viste tutte. Abbandonato il mestiere e il vizietto dell’alcol, Weele porta ora a spasso la sua ruotona in qualche spettacolo di provincia. L’ambito trofeo di “nemico più trash dell’Uomo Ragno” spetta però a Hypno-Hustler. Il luogo: una “tamarrissima” discoteca. Il periodo: fine anni Settanta, durante un febbricitante sabato sera. Peter Parker è trascinato lì vestito come un Tony Manero dal gusto ancora più scadente e s’imbatte in una sorta di clone di Jimi Hendrix che riscalda la platea con i suoi assolo scombiccherati e, soprattutto, con tre avvenenti coriste, le Mercy Killers, che messe insieme possono vantare la personalità di una saponetta. Nel bel mezzo della serata il chitarrista mancato inizia a roteare i suoi occhialini ipnotici i quali, amplificati chissà come dal canto delle tre sirene, mandano in catalessi tutti gli scalmanati giovinastri. I quattro scarti di Sanremo possano così derubare i clienti, più intontiti del solito. Peccato che Spidey si fosse preventivamente messo dei tappi di ragnatela nelle orecchie (a lui piace Ella Fitzgerald). Il finale è prevedibile, nonostante un colpo di scena mozzafiato, quando l’emulo di Claudio Villa sprigiona del gas stordente dagli stivaletti, impreziositi da una lama retrattile made in Switzerland. Inarrivabile.



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