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di Giorgio Lavagna

Lo scenario
>Nella seconda parte degli anni Ottanta gli sbeffeggiati lettori americani avevano avuto il loro riscatto, e più in generale, Il fumetto americano aveva superato un certo complesso di inferiorità nei confronti del fumetto d'autore europeo, che era riuscito negli anni Settanta quasi a conquistare l'agognato status di "forma d'arte". Con serie come Daredevil (Marvel) e Swamp Thing (DC Comics), Frank Miller e Alan Moore avevano dato inizio a una rivalutazione totale del fumetto popolare americano, dimostrando che all'interno della gabbia stilistica imposta da un prodotto prettamente commerciale era possibile saldare fra loro livelli di lettura fino a quel momento possibili soltanto in letteratura. Quello che Stephen King stava facendo nella letteratura fantastica col genere horror, Miller e Moore lo fecero nei fumetti di supereroi, e il premio fu un confortevole numero di best seller.

Todd McFarlane e Spider-Man
Todd McFarlane irrompeva sulla scena del fumetto americano nei tardi anni Ottanta, a coronamento di un decennio che, per il mondo dei comics, si può tranquillamente definire favoloso. Leggere oggi lo Spider-Man dell'era McFarlane non ci aiuta a comprendere del tutto l'entusiasmo con cui il matrimonio fra il suo stile e il personaggio-bandiera della Marvel fu accolto dal pubblico e dalla critica. Todd McFarlane, canadese di nascita, trascorse l'infanzia e la prima adolescenza in California, per poi tornarsene in Canada dopo aver contratto il virus dei supereroi nella sua forma più acuta e nell'età più rischiosa. Disegnatore professionista dal 1984, prima di The Amazing Spider-Man Todd ebbe altre esperienze lavorative con Marvel e DC Comics (Infinity Inc., Invasion, The Incredible Hulk), esperienze nelle quali maturò il concetto guida di tutta la sua carriera: il controllo totale sul proprio lavoro. Fare fumetti in America era (e in gran parte lo è tuttora) un lavoro organizzato in modo industriale. Di norma ogni singolo episodio di una collana è realizzato da un'équipe formata da uno sceneggiatore, un matitista, un colorista (o più sceneggiatori, matitisti, coloristi) e così via. L'obiettivo a cui tutto ciò è finalizzato è la storia. Raccontare la storia, né più né meno, un episodio alla volta, un mese dopo l'atro. È un metodo di lavoro che ha dato ottimi frutti, ma ci sono casi in cui non può funzionare, per esempio quando in una collana è coinvolto un artista come Todd McFarlane, un artista portatore di un progetto stilistico radicale e fortemente innovativo. McFarlane è stato forse l'artista più imitato degli anni Novanta. Non è stato soltanto il suo stile a essere analizzato e riprodotto da decine di epigoni, ma anche il suo metodo di lavoro, la sua tecnica. Oggi il senso della spettacolarità caratteristico del suo Spider-Man (e del primo Spawn, naturalmente) è entrato a far parte della dotazione standard dei grandi disegnatori dell'attuale generazione, l'invenzione stilistica di McFarlane è stata assimilata, riprodotta, moltiplicata e potenziata al punto che, rivisti oggi, i suoi primi exploit non ci spiegano - da soli - il segreto di un successo così clamoroso. Con The Amazing Spider-Man McFarlane mostra due facce apparentemente contraddittorie: rivoluzione e tradizione. Il primo nome che viene alla mente ammirando le tavole di Amazing è quello di Steve Ditko, il primo, mitico disegnatore dell'Uomo Ragno. Com'è possibile che i disegni ipercinetici e sovraccarichi di McFarlane ricordino la semplicità essenziale di quelli di Ditko? In realtà una fondamentale somiglianza c'è, ed è tutta nella sintesi fra realismo e caricatura che entrambi gli artisti hanno saputo realizzare. Sia McFarlane che Ditko hanno forzato il realismo che la Marvel richiede ai suoi disegnatori fino al limite estremo, fino al grottesco, lambendo il territorio dei cartoni animati. È un cammino stilistico che molti grandi del fumetto americano hanno percorso, da Chester Gould (Dick Tracy) a Will Eisner (The Spirit), una scelta rischiosa, per la quale occorre un rigore estremo e molta disciplina, perché è facile, nel percorso, cedere alla tentazione di camuffare gli errori facendoli passare per "trovate". Inoltre è una scelta a doppio taglio, che può dividere il pubblico. I disegnatori come McFarlane, infatti, non sono mai "universalmente" apprezzati. In genere, c'è chi li ama alla follia e chi li detesta altrettanto visceralmente. È esattamente quel che successe con lui. Ma Todd era capace di mandarli in estasi, i suoi estimatori!

Felix the Cat
Nel primo periodo del sodalizio fra Todd McFarlane e l'Uomo Ragno, quello di The Amazing Spider-Man, in cui Todd disegnava storie scritte da David Michelinie, i lettori impazzivano per la curiosità. Acquistavano l'ultimo numero di Amazing curiosi di vedere come Todd avrebbe disegnato il cattivo di turno o il supereroe ospite. Mary Jane, Mysterio, Goblin, Rino, perfino Zia May erano interpretati in modo nuovo e sconvolgente. A partire dalla ragnatela, di numero in numero Todd reinventava l'universo del Ragno semplicemente rivestendolo con il suo stile ardito e arzigogolato. Un grande clamore suscitò l'apparizione di Capitan America su Amazing 323. L'incarnazione della "bandiera" degli USA era un ragazzino con enormi occhioni e una boccuccia piccola e imbronciata - una deformazione stilistica che qualche anno dopo sarebbe stata riconoscibile immediatamente come caratteristica dei manga. Fra i primissimi, McFarlane stava portando lo stile dei fumetti giapponesi dentro la Marvel, la roccaforte del fumetto americano. È impossibile che Todd abbia agito guidato solo dall'istinto. Le sue successive mosse dimostrano che il giovane talento era già dotato di grandi capacità strategiche nel management del suo prodotto preferito: se stesso. A beneficio delle riviste specializzate e dell'esercito dei fan (che si ingrossava a ogni numero di Amazing), Todd cominciò a nascondere nei suoi disegni dei piccoli "segnali", il più famoso dei quali era il gatto Felix… McFarlane nascose un piccolo Felix in ogni fumetto che disegnò a partire da Hulk 339! A un certo punto Todd diventò importante quanto l'Uomo Ragno. La Marvel lo comprese e creò una testata di cui l'artista avrebbe avuto il controllo totale: Spider-Man.

Anni Novanta
Il cattivo di Torment è uno dei personaggi che Todd amava di più, Lizard, lo scienziato amico di Peter Parker divenuto un criminale e un mostro. La scelta di Lizard, però, dipese anche dalle caratteristiche proprie del personaggio. Cominciavano gli anni Novanta e ciò che nel decennio precedente aveva avuto inizio si stava evolvendo in qualcosa di diverso. Torment era un buon esempio dell'estetica emergente. Mostri, zombi, tamburi vudù, donne bellissime e letali. In Torment la lezione di Frank Miller è portata agli estremi. Ciò che negli anni Ottanta era cupo, ora diventa oscuro, e ciò che era noir, diventa horror. Negli anni Novanta, dopo essersi staccato dalla Marvel per fondare l'Image, Todd McFarlane creò il tenebroso Spawn, il personaggio di maggior successo di quel decennio. Nelle storie raccolte in questo volume, McFarlane anticipa le atmosfere macabre e ossessive tipiche della successiva evoluzione della sua carriera.

Lizard!
Lizard comparve per la prima volta nel 1963 su The Amazing Spider-Man 6 dirigendo una squadra di enormi e zannutissimi coccodrilli in un'operazione di accerchiamento di un interdetto Spider-Man. Metà uomo e metà rettile, dotato di una forza enorme, Lizard era ossessionato dall'idea di guidare i rettili alla conquista del potere e alla distruzione dei mammiferi, visti come nemici naturali. In realtà era semplicemente pazzo. Valente chirurgo, Curtis Connor, dopo aver perso il braccio destro in un terribile incidente, studiò il fattore di crescita che consente ad alcuni sauri di rigenerare parti del corpo danneggiate, sintetizzando infine un siero a base di DNA di lucertola. Il siero funzionò, il braccio ricrebbe, ma con uno spiacevole effetto collaterale: Connor fu trasformato in una mostruosa lucertola umana, con due braccia verdi e squamose e una lunga coda. Inoltre, l'uomo-lucertola cadeva vittima di deliri di onnipotenza. Gli effetti del siero, però, erano temporanei e con la loro scomparsa il dottor Connor tornava a essere un amabile scienziato privo del braccio destro.

Ragni, lucertole e mutazioni genetiche!
Lizard è un variante di un archetipo fondamentale dell'horror, il lupo mannaro, l'uomo che, a causa di una maledizione, cede al lato bestiale, diventando un mostro. In particolare, Lizard ricalca fedelmente la più famosa delle varianti "classiche" dell'archetipo del lupo mannaro, quella descritta da R.L. Stevenson ne Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, dove è una scoperta scientifica, e non la magia, a provocare la mutazione. Nella genesi di Lizard torna un tema ricorrente nelle origini dei personaggi della Marvel: il DNA. Anche la trasformazione di Peter Parker in Spider-Man è causata, in seguito al morso di un ragno radioattivo, da una mutazione del DNA. Così come quella che perseguita lo scienziato Bruce Banner, che i raggi gamma trasformano nel mostruoso Hulk. E furono i raggi cosmici a modificare il DNA di Reed Richards, dei fratelli Sue e Johnny Storm e di Ben Grimm (rispettivamente Mr. Fantastic, la Donna Invisibile, la Torcia Umana e la Cosa dei Fantastici Quattro). La scoperta che la radioattività potesse causare mutazioni nel DNA fornì a Stan Lee l'idea che sta alla base dei mutanti, il "passaggio successivo dell'evoluzione umana". Discriminati e perseguitati, gli homo superior della Marvel vivono mescolati agli esseri umani "normali" e il Professor X li chiama tutti a raccolta negli X-Men, supereroi che credono che la pace fra umani e mutanti sia l'unica via possibile per la sopravvivenza dell'umanità.



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