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SUPERSTORIE DI UN SUPERNESSUNO
Piccola
storia di un supernessuno e del suo supersuccesso
L’attività di fumettista di Leo Ortolani ha inizio nei primi
anni delle scuole elementari. È allora che prende vita una prolifica
produzione di storie, gag, vignette e bozzetti che nel corso degli anni
affiancherà ininterrottamente i suoi studi e le prime esperienze
lavorative. È lo stesso Leo a confessare candidamente come le sue
idee di bambino forniscano ancora oggi materiale alla sua attività
di professionista affermato, riconosciuto dai colleghi come uno dei migliori
autori di fumetti degli ultimi anni, dotato di una tecnica impeccabile e
di un controllo completo sui meccanismi della battuta.
Questa è solo una delle tante sorprese in cui ci si imbatte ripercorrendo
la già lunga carriera di un autore non ancora quarantenne. Il suo
Rat-Man costituisce un piccolo caso del fumetto italiano, una fiaba editoriale
che risale almeno al 1990. Nel giugno di quell’anno, Ortolani pubblica
su «Spot», un supplemento della rivista L’Eternauta riservato
ai lavori di esordienti, una storia dal titolo Rat-Man: il disegno è
rudimentale ma l’autore dimostra già una padronanza non comune
della scrittura a fumetti. La storia è divertentissima e vince il
premio per la migliore sceneggiatura al prestigioso Salone Internazionale
del Fumetto di Lucca. Alcuni anni dopo, con qualche intervento ai testi,
verrà ridisegnata e riproposta col titolo Le sconvolgenti origini
del Rat-Man.
Negli anni successivi Ortolani pubblica su fanzine, riviste amatoriali e
da edicola; il personaggio di Rat-Man, però, non compare quasi mai.
Riapparirà nel novembre 1995 in un albo prodotto e distribuito a
proprie spese dall’autore. Ortolani diviene ben presto il fumettista
più noto e in vista nel circuito delle autoproduzioni: “il
giornalino”, come ama chiamare nostalgicamente l’albo, cresce
in vendite e popolarità, guadagnandogli sul campo uno status di autore
di culto, citato e preso a esempio dai giovani fumettisti indipendenti.
Gli editori non tardano ad accorgersene e nella primavera del 1997 esce
in edicola il primo numero di Rat-Man Collection (poi semplicemente Rat-Man),
che da allora ospita le dis-avventure del personaggio.

Leo Ortolani è un autore dalle caratteristiche molto peculiari, a
partire dallo stile grafico. I suoi personaggi col muso di scimmia, per
esempio, così immediatamente riconoscibili, non sembrano rifarsi
direttamente a nessuna scuola di disegno umoristico. È facile capire
come i suoi tratti inconfondibili abbiano contribuito a farlo notare nell’ambiente
del fumetto prima ancora che si impadronisse di una tecnica di disegno professionale:
da bizzarria grafica sono presto diventati un vero e proprio marchio di
fabbrica che si è impresso nella fantasia dei lettori, che in segno
di affetto lo imitano inviando disegni “alla Ortolani”.
Ortolani è particolarmente brillante nell’alternare registri
diversi: drammatico, ironico, patetico, sarcastico, surreale, assurdo sono
toni con cui gioca abilmente, senza mai tralasciare il gusto per la citazione
che lo caratterizza. Il registro più usato e di maggior successo
è ovviamente quello umoristico: Leo è dotato di una vis comica
irrefrenabile, in grado di fare ridere grazie a una rara combinazione di
linguaggio verbale e visivo che privilegia l’umorismo di situazione,
rispetto alle semplici battute.
Col tempo, le sue storie hanno fatto trasparire la ricerca di una maggiore
complessità narrativa, fino a delineare una sorta di personale, singolare
“poetica di Rat-Man”. Da un lato abbiamo i tratti del personaggio
più macroscopici e funzionali alla creazione delle situazioni comiche:
Rat-Man è un supernessuno di stupidità cosmica e senza alcun
possibile riscatto; di ignavia totale e senza vergogna; di mediocrità
talmente inattaccabile e spudorata da rasentare il sublime. Tanta esagerazione
nel fare del personaggio una caricatura è parte essenziale della
carica demenziale che ne ha decretato il successo. Dall’altro, Ortolani
fa di più (e Rat-Man lo asseconda volentieri): rende Rat-Man un personaggio
vero, a tutto tondo, che fa ciò che gli eroi dei fumetti devono fare:
aiuta il suo creatore a raccontare esperienze, a esporre idee, a dire ciò
che pensa. Nascono così storie sui problemi con l’altro sesso
(Sapore di sale, L’Internauta) e con il prossimo (Sette giorni), che
sono i veri superproblemi di Rat-Man; storie sui problemi del mondo e della
società, tanto più grandi di lui (Il soldato, scritta e disegnata
nella primavera del 2003). E persino storie sul Problema per eccellenza,
quello della morte, che costringe gli uomini a decidere se vogliono veramente
resistere e continuare – o tornare – a vivere (Rat-Max, Camera
nove).
In tutte c’è l’impronta di un’identificazione autore-personaggio
che Ortolani ammette tranquillamente: “Rat-Man sono io”.
C‘è una dimensione di Rat-Man che si può definire quasi
esistenziale, ed è la vera marcia in più dell’invenzione
di Leo Ortolani. Attraverso di essa, questo straordinario autore dimostra
una volta di più che la comicità può e deve essere
uno strumento per capire se stessi e il proprio mondo.
Non male, per un topo col muso da scimmia... Andrea Plazzi
Da: RAT-MAN - SUPERSTORIE DI UN SUPERNESSUNO
Formato 17x24, cartonato, 208 pagine, bianco e nero, con sovraccoperta
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